LE RUGHE SULLA FRONTIERA / LAMPEDUSA: RESTIAMO UMANI


Fumetteria Altroquando, Via Vittorio Emanuele, 143 – Palermo

martedì 28 giugno alle ore 18.30 – 10 luglio alle ore 19.00

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Martedì 28 giugno alle 18.30 presso la fumetteria Altroquando in Corso Vittorio Emanuele 143, si inaugura la mostra di vignette e illustrazioni dal titolo “Le rughe sulla Frontiera / Lampedusa: restiamo umani!”.
La mostra, che rientra nell’organizzazione del “Lampedusa in Festival”, in programma dal 19 al 23 luglio, è stata curata da Gianpiero Caldarella ed è stata promossa dai ragazzi dell’Associazione Askavusa di Lampedusa insieme a Legambiente Lampedusa, Recosol, Arci, Asgi.
Sono in mostra le tavole di Gianni Allegra, Altan, Mauro Biani, Lelio Bonaccorso, Ellekappa, Bicio Fabbri, Giorgio Franzaroli, Frago, Simon Frosini, Giuliano, Kanjano, Giuseppe Lo Bocchiaro, Makkox, Mario Natangelo, Marco Pinna, Filippo Ricca, Giacomo Schinco e Luciana Manco, Sergio Staino, Vincino ed altri ancora che si aggiungeranno per la presentazione all’interno del “Lampedusa in Festival”.
Disegnatori e illustratori di tutt’Italia che hanno offerto il loro lavoro, talvolta poetico, talvolta dissacratore, talvolta inedito, talvolta no, manifestando così la loro vicinanza con la causa dei lampedusani che sono stanchi di sentire parlare di continue emergenze e facili soluzioni.
La mostra è dedicata alla memoria di Vittorio Arrigoni.
All’inaugurazione sarà presente anche il cantautore di Lampedusa Giacomo Sferlazzo, che interpreterà qualche brano tratto dall’album “Il figlio di Abele”.

Dal testo di presentazione della mostra:
LE RUGHE SULLA FRONTIERA
LAMPEDUSA: RESTIAMO UMANI!

Una fronte e una frontiera hanno qualcosa in comune? “Front”, tanto per cominciare, quella radice che si porta appresso, giù in basso, una fluttuante idea di verticalità che fa a cazzotti con la dimensione orizzontale della frontiera.
La frontiera, come la fronte, non è una linea che permette di stare o al di qua o al di là. Quelle linee sono le rughe che scavano la fronte, o i muri e le recinzioni che si innalzano sulla terra, violandola, come una corona di spine poggiata sulla frontiera.
Alle volte le frontiere non si attraversano, si vivono, magari tutta la vita, come accade a molti lampedusani, sperando magari un giorno di vederle crollare sotto il peso della storia, come fu per il muro di Berlino. Lampedusa è una di queste frontiere, attraversata da rughe che ci informano del tanto tempo passato a ritrovarsi nel mezzo del Mediterraneo.
Lampedusa sta invecchiando (quanto e forse più del resto d’Italia) sentendo parlare di emergenze che non si risolvono mai e che in parte non sono neanche risolvibili, perché non sono delle emergenze né tantomeno dei problemi. Per certi versi le migrazioni fanno parte della natura, sennò perché dovrebbero dare spazio alle tartarughe che nidificano su quell’isola? Per altri versi fanno parte della storia, delle sue guerre e carestie. Si legano sì alle contingenze, ma non le si possono interpretare come una “massa di gente che viene a fotterci il lavoro”.
Eppure guardandosi attorno, sembra che l’atteggiamento dominante sia questo, quando non si scade nel razzismo e nella xenofobia.
A Lampedusa -da sempre abbandonata a sé stessa dallo Stato, strumentalizzata da partiti e organi di informazione, saccheggiata da amministratori avidi e non da orde di immigrati come vorrebbero farci intendere- ci sarebbero una marea di cose da fare, e lì tutti gli iceberg del nostro benessere esplodono con le loro contraddizioni.
Di queste contraddizioni, imbracciando matite e pennelli come fossero dei remi, ci raccontano Gianni Allegra, Altan, Mauro Biani, Lelio Bonaccorso, Ellekappa, Bicio Fabbri, Giorgio Franzaroli, Frago, Simon Frosini, Giuliano, Kanjano, Giuseppe Lo Bocchiaro, Makkox, Mario Natangelo, Marco Pinna, Filippo Ricca, Giacomo Schinco e Luciana Manco, Sergio Staino, Vincino ed altri ancora che si aggiungeranno per la presentazione all’interno del “Lampedusa in Festival”, organizzato dai ragazzi dell’associazione Askavusa, insieme a Legambiente Lampedusa, Recosol, Arci, Asgi.
A loro va tutta la mia stima. Loro non fanno “dietro-front”.
Come non l’ha fatta Vittorio Arrigoni, alla cui memoria è dedicata questa mostra.
Gianpiero Caldarella

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