A Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò. Appello dei familiari dei 4 No Tav arrestati per terrorismo

 A Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

Rompiamo l’isolamento di Chiara,Claudio,Mattia e Niccolò

Che cosa sia il terrorismo è ancora poco chiaro. Non solo in questo paese, ma nel resto del mondo.

Proprio in questi giorni la Cassazione ha annullato le assoluzioni di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte riaprendo il processo d’appello per la strage di piazza della Loggia a Brescia. Un processo, che si trascina da decenni, come altri. Una delle stragi di stato che da Portella della Ginestra, fino ad arrivare ai giorni nostri, la storia di questo paese, è costellata.

Vicende in cui : estrema destra, servizi segreti, poteri forti, mafia e stato, dialogano e tramano.

La verità è che stiamo vivendo in una dittatura dove c’è spazio per la rivendicazione di diritti che non vanno a intaccare gli interessi economici di chi la dittatura la sta attuando. Si può fare la lotta (a parole) perche la donna non venga rappresentata come “Casalinga” negli spot pubblicitari, o come suggerisce la Litizzeto rivolgendosi a note aziende durante il festival di San Remo “Mettete una persona con un handicap nei vostri spot”, oppure si può sostenere la violenza degli altri, si possono sostenere, i “rivoluzionari” (A pagamento) Libici, i rivoluzionari (di estrema destra) in Ucraina, in Venezuela etc etc l’importante che servano ad imporre il mercato e la dittatura delle monete uniche e di sistemi economici e culturali che non lasciano spazio alla visione di un mondo altro, sempre però attraverso la menzogna di stato. Come se la vita si svolgesse dentro la televisione, come se dovessimo rassegnarci alla potenza del tubo catodico, alla rappresentazione di Stato, alla insopportabile e patetica rivendicazione dei “Diritti Umani”. Guai però a fare sul serio, guai ad andare veramente contro la mafia, contro lo stato, contro il capitalismo, guai a manifestare a Niscemi, in Val di Susa, a Ponte Galeria, a Lampedusa. Al massimo potete fare una campagna, magari finanziata da Soros, altro personaggio a cui bisognerebbe chiedere cosa intende lui per “Terrorismo”, un Sit-in, qualcosa del genere, ma non permettetevi di fare azioni concrete, perche diventerete terroristi.

In una società virtuale, dove la politica si fa nei social network e l’attivismo attraverso gli spot pubblicitari, chi rompe una rete di recinzione, chi si oppone col suo corpo fisico, col suo sudore, con la sua pelle, con i suoi nervi, diventa pericoloso per lo stato.

L’attivismo si tollera se virtuale, virtualmente potete fare quasi tutto.

Ma guai a materializzarvi concretamente nel mondo. Attenzione a danneggiare gli estintori, attenzione.

Poi se cade una scuola, e muoiono bambini, se ci sono persone maltrattate all’interno di un centro di detenzione, se la gente si suicida perche strozzata dallo Stato, se da anni si avvelenano i territori più fertili d’Italia, se crolla Pompei, etc etc Se accade questo come lo chiamiamo ? Non di certo terrorismo. Ma come si può chiamare uno stato ed un sistema economico che distrugge valli, inquina fiumi, aria, acqua, privatizza tutto, porta al suicidio. Come lo vogliamo chiamare ?

A chi continua a lottare con azioni concrete, a parlarsi, a costruire un’ idea altra di mondo, a sudare, ad arrabbiarsi, ad amare, a impedire fisicamente, a costruire fisicamente, a spegnere la tv, ad aprire libri, a produrre in casa, a boicottare nei supermercati, a costruire strade nuove non asfaltate,

a chi è stata negata la libertà per essere colpevole di essere ancora libero.

 

A Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

a Sole e Baleno.

Giacomo Sferlazzo

Askavusa

 

Ascolta la canzone >>> Sole e Baleno (Inno anarchico) di Giacomo Sferlazzo

 

http://www.notav.info/

Appello dei familiari dei 4 No Tav arrestati per terrorismo

In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine. L’accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti, ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l’imputazione è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. E’ forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?

Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile in una democrazia. Se vincesse questa tesi, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d’immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.

Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l’isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla procura, protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro e in alcuni casi l’isolamento totale. Tutto questo prima ancora di un processo, perché sono “pericolosi” grazie a un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti.

Questa lettera si rivolge:

Ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trobino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l’accusa, avrebbe danneggiato una macchina o sarebbe stato presente quando è stato fatto..

Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.

Alla società intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi.

Grazie.
I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

Comunicato degli avvocati.

Chiara Zenobi, Claudio Alberto, Niccolò Blasi e Mattia Zanotti, i giovani No Tav arrestati all’inizio di dicembre 2013 e accusati dell’assalto al cantiere dell’alta velocità di Chiomonte, avvenuto il 13-14 maggio 2013, sono stati trasferiti nelle scorse settimane dal carcere di Torino nei reparti ad Alta sicurezza delle case circondariali di Roma, Ferrara e Alessandria.

Il regime detentivo a cui sono attualmente sottoposti è più rigido rispetto a quello previsto per gli altri detenuti in regime di Alta sicurezza, che prevede già, come è noto, una forte attenuazione delle opportunità trattamentali ed un regime di socialità specifico e più ridotto rispetto a quello dei detenuti definiti “normali”.

Nessuno di loro ha la possibilità di avere colloqui con i rispettivi conviventi. La loro posta in entrata e uscita è sottoposta a censura.

Nonostante fino a poche settimane si incontrassero regolarmente in sezione e ai colloqui con i difensori, Blasi e Zanotti hanno attualmente un divieto di incontro tra loro. Questo divieto ha come conseguenza una sensibile riduzione delle loro ore d’aria (visto che sono costretti a farle a turno), che da sei sono diventate tre.

Claudio Alberto si trova nella situazione più preoccupante.

A causa del divieto di incontro con due dei tre detenuti presenti nella sezione ad Alta sicurezza, e della scelta del terzo di svolgere la socialità unitamente agli altri due, Claudio Alberto, dalla data del suo trasferimento, avvenuto a fine gennaio, si trova in una situazione di completo isolamento, tanto più grave se si pone mente alla sua giovane età e alla circostanza che si tratta della sua prima esperienza carceraria.

In più occasioni la Corte europea dei diritti dell’uomo e il Comitato europeo per la prevenzione contro la tortura hanno sostenuto che l’isolamento carcerario, in considerazione della grave sofferenza psichica che ne deriva, può configurare un un trattamento inumano e degradante che viola l’art. 3 della convenzione europea dei diritti dell’uomo. Perché ciò non si verifichi, tale misura deve essere contenuta nel tempo (non superare mai i 14 giorni) , essere giustificato da comportamenti straordinari e specifici del soggetto e non essere totale, vale a dire che non è possibile vietare al detenuto qualsiasi contatto sociale con gli altri soggetti ristretti in carcere.

L’isolamento e le altre restrizioni a cui sono sottoposti i nostri assistiti vengono giustificate dalla Procura di Torino con ragioni investigative, che, peraltro, nessuna autorità giudiziaria si è preoccupata di vagliare e verificare.

Ma l’ordinamento penitenziario, all’art. 33, ammette l’isolamento degli imputati solo durante la fase delle indagini. Nel nostro caso, le indagini sono da tempo concluse e gli imputati sono stati già rinviati a giudizio per il dibattimento, fissato per il prossimo 14 maggio.

Il regime detentivo a cui sono attualmente sottoposti gli imputati si risolve in un inasprimento generalizzato del grado di afflittività della misura cautelare a loro imposta e in una compressione dei loro diritti, in contrasto con l’insegnamento della Corte di cassazione, che ha più volte affermato come sia “principio di civiltà che a colui che subisce una restrizione carceraria … sia garantita quella parte di diritti della personalità che neppure la pena detentiva può intaccare”.

Torino – Milano 19 febbraio 2014.

Avvocati Eugenio Losco, Claudio Novaro, Giuseppe Pelazza.

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Il 22 febbraio sarà una giornata di lotta contro la criminalizzazione del movimento, in solidarietà a Chiara, Nicolò, Claudio e Mattia e a tutti gli inquisiti del movimento, ma anche un’occasione per scendere in piazza contro lo spreco di denaro pubblico e per unire le varie lotte locali e in difesa della salute che vivono nei territori.

Milano: giornata diffusa di azioni e blocchi. Manifestazione ore 14 da Piazza 25 Aprile, vicino a stazione Garibaldi.

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