Ho un sassolino nella scarpa. (Più di uno….)

Ho un sassolino nella scarpa…. (Più di uno)

Ricordo alle ultime elezioni che stavo tentando di creare insieme ad altri, pochi, giovani, una lista elettorale completamente nuova, che rompesse completamente con le vecchie figure politiche locali, e le logiche elettorali a cui da anni siamo stati abituati, non solo nel panorama locale, ma anche a livello nazionale e regionale. Pensavo e penso che chi ha delle idee chiare non debba scendere a compromessi specie per una manciata di voti. Se provate a ripercorrere la storia delle amministrazioni comunali, vedrete che tutte sono state costellate, di persone che per un lavoro, un interesse o qualcosa da nascondere hanno cambiato bruscamente direzione o hanno acconsentito a tutto. Durante le campagne elettorali non si parla di programmi, idee e ideali, o meglio questo discorso si fa in pubblico mentendo, e forse tutti stanno al gioco, facendo finta di credere. Tutti sanno che la composizione delle liste si fa in base ai parenti dei possibili candidati o di ipotetiche “sacche di voti” che ognuno si porta dietro. Nessuno osa mettere davanti la qualità delle persone, più tosto che il presunto consenso. Ricordo tristemente la paura di quei giovani con cui si stava costruendo quella lista, una sfiducia in se stessi, forse anche a ragion veduta, che non ha fatto decollare quel percorso. Dopo molte riunioni, e molto lavoro, vennero a cercarci un po’ tutti coloro che stavano costruendo delle liste. Quando ci trovammo ad un bivio, decidemmo di provare a costruire un percorso con Giusi Nicolini. Chi ha partecipato alle tante riunioni, sa bene quale era l’opinione del partito Democratico di Lampedusa. “Giusi è vista male dai lampedusani e non vincerà mai”. In poche parole il discorso era questo. Attraverso un lungo lavoro riuscimmo ad imporre la candidatura di Giusi Nicolini. Io dovevo candidarmi in quella lista, e il gruppo di cui facevo parte, aveva chiaramente espresso davanti a tutti, che la candidatura di Andrea Montana, non era in linea con la nostra linea politica, e che la candidatura di Peppino Palmeri a sindaco ci avrebbe fatto ritirare da quel percorso. Fu proprio Peppino Palmeri ad insistere per la candidatura di Montana, motivandola sopratutto con dei fantomatici 300 voti che avrebbe portato. C’erano tante persone a quelle riunioni. Durante quei giorni mi ritrovavo ad essere denigrato, ancora una volta da Peppino Palmeri e dall’allora suo fidato braccio destro Giovanni Mannone (Oggi nemico dell’attuale amministrazione), che trovai un giorno dal consigliere di maggioranza Franco Tuccio a parlare di me come di una persona impresentabile, e che aveva interesse a entrare nella lista per un posto di lavoro, la mia risposta fu che a me le raccomandazioni, a differenza della maggioranza, fanno schifo, e ne era prova le mie dimissioni da impiegato dell’aeroporto, noto luogo in cui si impiegano i raccomandati, di tutte le parti politiche. Ricordo anche il ruolo in questa azione di scoraggiamento della mia candidatura, avuto dalla famiglia di Peppino Palmeri, convocazioni di altri possibili candidati, in cui si faceva espressamente il mio nome, come una persona impresentabile, giustificando questo con le più svariate argomentazioni, anche di natura denigratoria, e mai su un piano politico che approfondisse i contenuti da me espressi.Giusi Nicolini scelse la linea che mi escludeva dalla lista elettorale. Io uscii dalla lista in silenzio, ma votai, nonostante tutto Giusi Nicolini, e non giocai come fanno in molti in queste situazioni, a rompere ciò che si era costruito. Con molta amarezza, rimasi coerente e espressi ai miei compagni la volontà, vista la situazione politica, di non candidarmi con nessuna altra lista. In silenzio ho osservato venire i nodi al pettine. Non mi rallegro affatto della situazione attuale delle Pelagie, ma credo che una riflessione vada fatta. Il copione in fondo non è cambiato di molto. La cosa più triste è vedere questa piccola comunità sempre più frammentata, divorata dagli interessi privati ed economici, supina di fronte al potere, sempre. Non sento analisi politiche di ampio respiro, solo scaramucce da comari, che oggi si scannano e domani sono sedute insieme a spettegolare. Lampedusa a mio modo di vedere, sta per essere, e in parte lo è, trasformata in un avamposto militare. Siamo in un punto strategico nel Mediterraneo e da sempre luogo di basi militari, radar e vedette. Il mondo è stretto in una morsa imperialista, le migrazioni che hanno interessato il mediterraneo sono le conseguenze, delle politiche estere dell’Europa e degli Stati Uniti d’America, delle guerre, della vendita di armi, del capitalismo, delle politiche di devastazione delle multinazionali e noi siamo un tassello di questo grande quadro. Certo è più facile prendersela coi migranti, che con i governanti, o mostrare una falsa umanità più tosto che provare a fare gesti di rottura con chi governa l’Italia e il mondo. Io credo che l’unica via per le Pelagie sia l’autodeterminazione, l’autogestione, ma sono cosciente che è un utopia lontana. Troppi interessi, troppa incoscienza politica, troppo poco coraggio.

 (Ascolta il brano MARZO 2012 di Giacomo Serlazzo)

Su O scià, dico due cose, visto che molti si sono espressi, O scià è una manifestazione che fa dell’ipocrisia il suo asse portante, basti vedere quali sono i valori che sulla carta dice di volere promuovere, e ad esempio il numero di artisti africani saliti su quel palco o l’invito di Baglioni rivolto a Maroni e Berlusconi a suonare ad O scià, proprio nel 2011, dopo quel disastro durato mesi. Basta vedere chi parlava nella diretta di Susiti (Manifestazione della fondazione O scià nel 2011) nella trasmissione di Sky condotta dalla Saluzzi, di quei giorni, gente che viene a Lampedusa sei mesi all’anno per le proprie attività, (Mai nei momenti difficili) e che spesso si è lasciata andare ad espressioni e comportamenti razzisti. Mai una posizione netta di Baglioni contro i potenti, forse perche la manifestazione aveva bisogno di quei potenti. Mai un’analisi seria su quanto accaduto, mai un migrante ha preso la parola su quel palco, per raccontare il suo punto di vista. Un affare per Baglioni e per chi lavora con il turismo. Per me che ci sia o non ci sia O scià è la stessa cosa, solo che da fastidio sentirla presentare, come una manifestazione che si occupa di immigrazione. Basterebbe dire O scià porta soldi, per farla ci vogliono soldi, i soldi vengono dati dalle istituzioni, l’immigrazione è un argomento che tira, ci sono dei capitoli di spesa che vengono dati a manifestazioni pseudo sociali, (L’importante è dire una serie di frasi senza senso, tipo “siamo tutti uguali” o “scappano in cerca di un futuro migliore” e non approfondire mai le reali cause della questione). Del resto O scià ha un impianto televisivo, la tv degli ultimi vent’anni, dove il vuoto spadroneggia incontrollato e annichilisce le coscienze e le intelligenze.

Detto questo, sono cosciente di essere nella vera minoranza, non per scelta, ma per condizione mentale, educazione e visione politica. Questo non mi impedisce di esprimere quello che penso, come sempre ho fatto. Il mio invito è a riflettere, ognuno di noi, sui propri comportamenti e prendere coscienza che siamo tasselli fondamentali per una comunità, se agiamo in una prospettiva collettiva e non egoistica. Non credo che ci sarà presto un’unità dei lampedusani e linosani, ma ognuno di noi deve cominciare a pensare un po’ di più alla vita come un dono meraviglioso che non ha una gara a chi ha più case, più alberghi, più macchine, più soldi. L’egoismo è alla base del capitalismo e porta alla frantumazione delle comunità, la condivisione e la conoscienza dovrebbero essere ciò che anima il nostro breve cammino sulla terra.

Ora posso camminare meglio, non perché ho tolto i sassolini, ma perché ho levato direttamente le scarpe.

Senza paura

Giacomo Sferlazzo

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