Sul Lampedusainfestival, il 3 ottobre e l’isola – Riflessioni in ordine sparso –

ai compagni e alle compagne di Askavusa

a tutti i partecipanti del forum controfrontiere del Lampedusainfestival 2015

un momento del forum CONTROFRONTIERE
un momento del forum CONTROFRONTIERE

Si è conclusa la settima edizione del Lampedusainfestival. Un’edizione particolare in cui abbiamo dato più spazio al lavoro politico che allo spettacolo. Per la prima volta non c’è stato il concorso cinematografico ed è stato molto bello non avere vincitori, giurie e competizione. Sono arrivati molti attivisti da tutta Europa per cercare di conoscere meglio i territori di frontiera (e non solo) e chi ci opera e mettere in connessione la questione della militarizzazione a quella delle migrazioni. Abbiamo parlato del mondo e delle tante piccole esperienze di resistenza, immaginazione, creatività che piccoli collettivi e soggetti ostinati portano avanti con tutte le difficoltà di una vita precarizzata in ogni suo aspetto e di una frammentazione atomizzante. Abbiamo fatto dei giri, abbiamo camminato per Lampedusa e sinceramente rivedendola in questi giorni, con questi compagni, mi ha lasciato l’amaro in bocca . Quest’isola è completamente militarizzata: otto radar, tantissime antenne, caserme e “forze dell’ordine” di ogni tipo, metà porto è ad uso di forze militari, l’aeroporto è spesso usato per voli di aerei ed elicotteri militari.

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tre momenti della visita alla zona di Ponente in cui Antonio Mazzeo ha fatto un resoconto dell’alta militarizzazione dell’isola ed è stato attaccato uno striscione alla recinzione della base.

Siamo stati al CPSA di Imbriacola che ormai è diventato un Hot Spot, un luogo in cui forze militari e di polizia europea prenderanno le impronte delle tante persona in fuga da guerre e crisi create dall’occidente, persone che possibilmente verranno rispedite nel loro paese di origine, persone che magari dal loro paese non sarebbero volute andare via se avessero avuto condizioni di vita accettabili, persone con cui abbiamo parlato, suonato e ballato, persone e bambini da cui ci divideva una rete, e insieme a loro polizia, digos e carabinieri che ci riprendevano con telefoni e telecamere e che questa volta non sono intervenuti per cacciarci o chiedere i nostri documenti, forse perche eravamo in troppi ed eravamo decisi. Donne e bambini che vivono una condizione di subordinazione senza la quale l’Europa non potrebbe continuare a praticare l’antica politica coloniale e razzista, politica che deve sfruttare e derubare i territori da cui questa gente parte e continuare a sfruttare i lavoratori immigrati, prima nei centri e poi nei campi agricoli come quelli di Saluzzo o di qualsiasi altro comparto agroalimentare italiano. Persone che arrivano in territori già in piena crisi di valori, economica e politica.

L’Africa non è solo in Africa, l’Africa continua nei corpi di queste donne, di questi giovani e bambini, sono ancora loro la terra da espropriare. Nelle loro vene scorre petrolio da succhiare fino all’ultima goccia, sono alberi da cui estrarre gomma, sono acqua da privatizzare, sui loro corpi continua la storia europea di segregazione e schiavitù. A Lampedusa non devono essere visti, questa colonizzazione perenne e dislocata va nascosta, semmai va mostrato quanto siamo bravi noi ad accoglierli in qualche trasmissione televisiva o in una foto che racconta la visita di un politico o di un cardinale, magari far vedere quanto sono bravi i militari a salvarli dal mare cattivo. Ai lampedusani diamo medaglie e riconoscimenti perche i lampedusani sono europei prima di tutto, e diamo anche un premio per la cittadinanza europea che lo sappiano tutti che sono europei, e facciamo anche la giornata dell’Europa, perche deve essere chiaro: i lampedusani sono europei, sono la parte più accogliente dell’Europa.

I lampedusani vogliono che queste persone che chiamano migranti non si vedano in giro e dunque che continuino a bombardare, che continuino a scappare, che continuino a installare radar, a scendere camionette e uomini armati, l’importante e che non si vedano, che li rinchiudano pure, che gli trapiantino pure organi fatti di filo spinato e gli servano la colazione fatta di acqua salata e latte scaduto, l’importante è che i turisti non abbiano rovinata l’illusione di essere in paradiso.

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tre momenti davanti al centro di detenzione per migranti a Lampedusa

Davanti al centro ad Imbriacola avrei voluto tagliare le reti e dire a quelle donne e a quei bambini “ecco potete uscire, siamo più forti noi di questo stato e questo mondo di merda, siamo più forti noi della TV, del Papa, del sindaco, dell’Europa, della NATO” avrei voluto attaccare i bambini a dei palloncini e farli volare su un’altro pianeta, avrei voluto disarmare i poliziotti e gridargli che sono servi del capitale, servi della mafia, servi dello stato cioè della mafia ma abbiamo potuto solo cantare e parlare con questo pezzo d’Africa invisibile e trasmettergli amore, cazzo, amore, questa parola che ha cominciato a farmi schifo e che invece dobbiamo riprenderci noi e fare un manifesto solo con questa parola, un manifesto di mille pagine con solo questa parola scritta col sangue di tutti noi. Forse dopo ne servirebbe anche un altro con la parola odio e scegliere il manifesto in base ai giorni e all’umore. Forse. Quando siamo andati via ho sentito dentro un senso di sconfitta, il senso del limite che si schianta tra la realtà e le nostre visioni, ho sentito la magra consolazione di aver fatto cantare e ballare donne e bambini da tempo sospesi in un attesa infinita. Hanno riso, si sono sentiti meno soli e anche noi dall’altra parte della recinzione ci siamo sentiti meno soli. Poco, pochissimo.

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altri momenti davanti al centro di detenzione per migranti a Lampedusa

Poi abbiamo ancora parlato e ascoltato e ci siamo detti cosa possiamo fare noi se non conoscerci e continuare a parlare e ad ascoltarci e creare una rete di solidarietà e scambio, perche siamo pochissimi e forse tutti questi puntini che non si vedono su questo foglio bianco immenso ad unirli tutti esce fuori un bel disegno. Il resto dell’occidente è in un centro scommesse a giocarsi la pensione, il resto dell’occidente si sta facendo di cocaina o sta decidendo che macchina comprare o si lamenta perche quest’anno non ha guadagnato abbastanza, il resto dell’occidente sta vomitando mentre il resto del mondo ha i crampi allo stomaco e muore di sete, il resto dell’occidente si sta armando o sta scrivendo un altro libro. Solo le nuvole di Lampedusa mi consolano e le stelle e il mare se lo guardo in lontananza, ma il resto comincia a farmi schifo. E’ tutto molto sporco e molto finto, i soldi hanno sotituito tutto, si può comprare tutto e si può comprare tutti, basta poco, pochissimo. Un vecchio documentario che ci ha conceso l’Archivio Storico di Lampedusa ci mostra l’isola negli anni ottanta e sembra non sia cambiato niente: speculatori, cantanti famosi con case sul mare e lampedusani che avrebbero preferito il cemento armato alla pietra, l’acciaio al legno, la plastica alla tela e un uomo che dice quello che pensa e con cui ci si può riconoscere almeno un pò.

un momento di assemb

un momento del forum CONTROFRONTIERE Lampedusainfestival 2015

Bisogna fare finta di niente e non dirlo ai turisti, nascondere tutto, lavorare, guadagnare e poi curarsi il cancro, mandare i figli a studiare fuori che per fottere gli altri bisogna essere preparati, nascondere i radar, nascondere le decine di discariche abusive in giro per l’isola, nascondere la merda, nascondere tutto. Bisognerebbe deportare molti dentro una cartolina e lasciarli li per sempre nella felicità ebbete del bidimensionale. Bisogna divertirci, stare allegri, essere ottimisti. D’inverno poi ci lamenteremo, ora bisogna allestire il piano bar e servire coppe di gelato e pesce fresco e lettini e ombrelloni, lettini e ombrelloni. Bisogna fare il giro dell’isola e cantare.

Misericordia, Croce Rossa, UNHCR, Save The Children, Cavalieri di Malta etc etc etc etc potete trovare un lavoro a mio figlio ? Perche mi sa che qui c’e’ un futuro per le emergenze, oppure apriamo una mensa per i militari o potremmo fare i carcerieri ?

Gli uccelli che passano da qui per andare in Africa si fermano a Ponente, l’Europa lo sa, anche i cacciatori che si ammalano di tumore lo sanno, gi uccelli però sono frastornati dalle onde elettromagnetiche e anche questo lo sa l’Europa, forse non lo sanno i cacciatori, quindi a Ponente si fa una zona SIC-ZPS per tutelare il volo degli uccelli ma si installano anche sei radar, cosi gli uccelli magari sbagliano rotta o si perdono o restano impigliati ad una nuvola e quando piove cadono a terra come proiettili di piume. Ma non lo dovete dire. Non dite neanche che ci ammaliamo di tumore se no qui non viene più nessuno.

Lampedusa è cosi se vi piace bene se no potete sempre andarvene.

Infatti ogni tanto uno ci pensa e ci prova ma Lampedusa ha il cielo più bello del mondo e il mare più bello del mondo e quando vai via il mare che hai dentro si rivolta e anche il cielo che hai dentro si rivolta. Poi ci sono i mille occhi che ogni giorno incontri e che nonostante tutto sono i tuoi specchi in cui ti puoi riconoscere per qualche minuto oppure occhi da cui specchiandoti puoi capire le differenze tra te e il resto del mondo. Questi occhi nonostante tutto ci sono solo qui, quando li cerchi in altri occhi non li trovi.

Siamo liberi però. Liberi di schiantarci su una macchinetta videopoker, liberi di schiantarci su un grammo di coca alla sera, liberi di ficcarci la testa dentro una TV al plasma, liberi di fare una denuncia, di dire che non ci va bene, siamo liberi di divertirci e vestirci come ci pare, di comprare quello che vogliamo in comode rate da 10 euro al mese per ott’antanni. Ma dovete tenervi i radar, i carceri, i tumori, la merda per le strade, la merda nelle vostre teste, dovete tenervi per sempre il dover fare finta di non vedere fino a quando non vedrete più veramente. Tutti sanno tutto, tutti sanno che il criminale vero è lo stato, che da secoli ci hanno riempito la testa di menzogne per controllarci, che fino a quando siamo innocui può funzionare tutto bene. Io a volte farei saltare tutto in aria, radar, carceri e tutto quanto ma quando guardo i miei figli negli occhi oppure li vedo giocare non vedo solo i miei figli, vedo l’umanità, vedo i bambini palestinesi saltare in aria a brandelli, vedo i bambini siriani sotto le bombe della NATO, vedo i bambini dentro il centro di detenzione per migranti di Lampedusa giocare a palla e cercare con gli occhi la fine della rete per capire se questa rete continua ancora dopo che è finita e dove può entrare questa rete, se può invadere anche le cose invisibili come ciò che chiamiamo anima o coscienza. Quando guardo i miei bambini mi sento felice e fortunato. Quando guardo i miei figli metto il freno a mano e penso che anche loro sono il mondo che vorrei cambiare, anzi sono proprio loro il mondo che dovrei curare di più e allora metto il freno a mano e penso di fare un giornale, di fare una petizione, di parlare con la gente, di cantare, di gridare SVEGLIA l’esistenza non è accumulare soldi e case e terreni, gridare SVEGLIA tra poco è finita e voi non guardate più il cielo.

Allora si scrive, si studia, si denuncia, si fanno comizi ma a volte sembra che non serva niente che alla gente va bene cosi, gli va bene morire di tumore, gli va bene che i suoi figli vadano in scuole inagibili, gli va bene vivere in una caserma, gli va bene che dalla propria isola si coordino operazioni di morte, gli va bene che sulla propria isola ci sia un luogo di detenzione in cui si fa profitto su esseri umani, gli va bene tutto, tutto quanto, l’importante è che la stagione estiva vada bene.

L’arroganza dello stato si prende gioco del tuo studio, della tua denuncia, della tua ragione, del tuo amore e quando vedi dalla finestra di casa un radar di produzione israeliana che non ha nessun permesso per trovarsi in quel luogo, lo vedi girare meccanicamente, lo vedi girare al bordo della strada dove passano decine di persone al giorno. Lo vedi girare e sai che provoca malattie, che provoca disturbi, che fa male alle api, agli insetti, alla vegetazione, lo vedi girare e sai che alla Guardia di Finanza non gli e ne fotte niente se la gente si ammala, vuole solo vedere lo scontrino e la patente, vuole fare affari con Finmeccanica. Allora ti viene una gran voglia che la gente si riunisca e prenda coscienza e per un attimo pensi veramente alle cose importanti e vada a capo Grecale spacchi i cancelli e ribalti quel fottutto radar. Lo guardi girare e sai che in Sardegna la gente lo ha fatto rimuovere, lo guardi e sai che anche in Puglia e in certe zone della Sicillia lo hanno rimosso e sai che lo hanno messo proprio qui perche qui si può fare tutto, qui la gente ha solo bisogno di lavorare tre mesi l’anno, poi va tutto bene. Io ancora però ci spero che la gente si incazzi veramente e che quando dica di amare quest’isola poi lo faccia veramente.

concerto cerchio 3 concerto cerchio

concerto ai Cerchi di Pietra di Lampedusa Nicola Alesini, Andrea Marino, Giacomo Sferlazzo

Una di queste notti siamo stati ad uno dei cerchi di pietra che ci sono sull’isola, cerchi antichissimi molti dei quali sono andati distrutti, cerchi che erano resti di capanne, altri luoghi d’incontro e riti sacri, altri calendari astronomici, abbiamo suonato li insieme a Andrea Marino e Nicola Alesini e abbiamo aspettato l’alba. Abbiamo suonato per quasi tre ore per i compagni e le compagne che erano li e si è fermato tutto, tutto l’universo in un attimo si è fermato ad ascoltarci e quando è arrivato il sole ha parlato a tutti noi e ci ha riscaldato ed io ho pensato che forse ancora c’è una speranza e poi ho posato la chitarra ed ho abbracciato mia moglie e la mia piccola Nausicaa e ho immaginato che unendo tutti quei puntini uscisse fuori un arcobaleno o un sole o un albero e che non possiamo fermarci di fronte a niente e non dobbiamo avere paura di niente perche sappiamo di avere ragione e di camminare nelle albe e nelle notti di luna piena e di stelle e che io non faccio spesso il bagno in mare perche il mare me lo porto dentro e tante altre cose e poi tanto silenzio dentro di me e tanta musica simile al silenzio.

Quella mattina abbiamo vinto noi e sono sicuro che quelle donne e quei ragazzi e quei bambini del centro hanno sentito qualcosa quando hanno visto il sole.

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l’arrivo del sole….

Tra qualche giorno ritornerà il 3 ottobre e tutto l’apparato statale e mediatico si sta preparando a raccontare la falsa verità di stato su quella giornata. Una delle cose che potremmo fare e sbattergli in faccia ovunque la verità di chi è sopravvissuto a quella strage, la verità di chi ha salvato vite umane in quel giorno maledetto. Lo faremo proiettando un film inchiesta di Antonino Maggiore e chiediamo a tutte e tutti coloro che camminano nelle albe e nelle notti di luna piena, che hanno ancora rabbia e amore che li fa tremare davanti ad un bimbo dietro una rete di recinzione con filo spinato, chiediamo a tutti voi che mi state capendo di proiettare il film dove potete, di farlo circolare on line e di aprire una discussione sulle connessioni tra militarizzazione e migrazioni e per chiedere di riaprire le indagini sulla strage del 3 ottobre del 2013 e magari alzarsi all’alba del 4 ottobre e ringraziare il sole per la sua luce.

(qui le indicazioni per proiettare il film e le proiezioni già programmate >> https://askavusa.wordpress.com/3-ottobre-2013-3-ottobre-2015/)

Giacomo Sferlazzo (collettivo Askavusa)

SENZA PAURA !

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