L’accordo di Schengen e le sue ricadute su Lampedusa.

 

L’accordo di Schengen e le sue ricadute su Lampedusa. versione in pdf

L’accordo di Schengen e le sue ricadute su Lampedusa.

di Giacomo Sferlazzo (collettivo Askavusa).

Per individuare una data precisa, in cui fissare l’avvio, della trasformazione di Lampedusa in uno dei punti fondamentali della frontiera dell’Unione Europea, bisogna tornare indietro nel 1985 e concentrare la nostra attenzione su un fatto preciso che è l’Accordo di Schengen del 14/06/1985.

Questo fatto si deve inserire in un percorso storico che parte dalla fine della seconda guerra mondiale e la creazione da parte delle nazioni dell’Europa occidentale del Consiglio d’Europa (1949) e che avrà in seguito altre tappe fondamentali come la creazione della CECA (comunità europea del carbone e dell’acciaio) (1951) e il Trattato di Roma del 1957 con cui si costituiva la CEE (Comunità economica europea).

Dal 1958 al 1967 si gettano le basi per la futura Unione Europea e a guidare questo processo è uno dei teorici del dominio mondiale della Germania Hitleriana, l’ex avvocato nazista e membro dell’Associazione dei Guardiani della Legge, Walter Hallestein che fu il primo presidente (e per due mandati) della Commissione Europea, l’ufficio supremo della Comunità Economica Europea(CEE).

 

In questo senso bisogna associare ai piani di conquista nazisti i piani imperialisti di chi sosteneva le dittature economicamente e ne traeva vantaggio e osservare una continuità nelle politiche dell’Unione europea.

 

E’ bene ricordare a questo proposito che l’ascesa del nazismo in Germania e l’antisemitismo erano funzionali ad una strategia della borghesia capitalista angloamericana e tedesca.

 

E’ noto che il libro “L’ebreo internazionale” di Henry Ford fu ampiamente diffuso in Germania durante il nazismo e fu fonte di ispirazione per Hitler.

 

Il presidente George Washington ad esempio dichiarava “Essi [gli ebrei] lavorano più efficacemente contro di noi delle armate nemiche. Essi sono cento volte più pericolosi per le nostre libertà e per la grande causa in cui siamo impegnati … Ciò di cui dobbiamo biasimarci più di tutto è che ogni stato, già da tempo, non li ha messi alle strette in quanto flagelli della società e più grandi nemici che abbiamo per la felicità dell’America”.

 

Peter Calvocoressi, Procuratore a Norimberga, affermò: “Gli industriali erano il motore dello Stato tedesco. Il vero asse portante della Germania non erano le forze armate, o almeno non solo loro, bensì la potenza industriale e finanziaria. Senza di essa non ci sarebbe stato nessun esercito”.

 

Il piano di conquista dei nazisti fu funzionale alle strategie della borghesia capitalista internazionale in un’ottica neoliberale e anticomunista. I Krupp, i Siemens, i Thyssen, il complesso industriale tedesco: Vereinigte Stahlwerke, I.G. Farben, General Electric, Standard Oil, International Telephone and Telegraph, appoggiati dai capitalisti angloamericani sostennero e armarono il nazismo per i loro scopi.

 

“La Ford , anche dopo l’entrata in guerra degli Usa, continuò a produrre materiale bellico, che sarebbe stato utilizzato contro gli americani. Gli americani, durante la guerra, non bombardarono mai le fabbriche americane in Germania. Le industrie Ford si valsero ampiamente di manodopera coatta dei prigionieri nei lager. Uno dei tanti lavoratori forzati, Johannes Van Weeszenberg, raccontò: “Noi dicevamo ‘è tutta una barzelletta’, qui si producono gli autocarri con cui vengono colpiti gli americani, proprio così, eppure non ci bombardano mai. Del resto, si capisce, gli americani non sono mica tanto scemi da distruggere le loro stesse fabbriche”. L’Ibm offrì a Hitler assistenza tecnica per i lavori forzati e per i programmi di sterminio. Grazie alle tabulatrici di Hollerith, che erano le antenate dei calcolatori, venne immagazzinata una quantità enorme di dati. Un lavoratore anonimo scrisse in una lettera: “L’Ibm è un mostro internazionale…come i nazisti”. Il giornalista investigativo Edwin Black, nel libro L’Ibm e l’olocausto, documenta la stretta collaborazione fra la grande Corporation americana e la Germania di Hitler. Black riesce a provare che l’allora presidente dell’International Business Machines, Thomas Watson, collaborò col governo nazista fin dall’inizio. Egli aiutò i nazisti nell’opera di classificazione degli ebrei per finalità razziste. La filiale tedesca dell’Ibm prese il nome tedesco di Dehomag (Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft), per poter operare anche durante la guerra. Watson, nel 1933, fornirà la tecnologia necessaria per il primo censimento del nazismo, a cui ne seguiranno altri più perfezionati, anche negli anni di guerra. […]. Prescott Bush, nonno di George Bush junior, installò una fabbrica a Oswiecim (vicino ai campi di Auschwitz), dove lavorarono, ridotti in schiavitù, i prigionieri di Auschwitz. Prescott fece grandi affari col regime nazista. Anche dopo l’entrata in guerra degli Usa, nonostante fosse illegale […] Nel 1922, il magnate delle ferrovie Averell W. Harriman incontrò a Berlino la famiglia dei banchieri tedeschi Thyssen, per proporre la fondazione di una banca germano-statunitense. L’idea si concretizzò nel 1924, con la nascita della Union Banking Corporation (Ubc). La presidenza venne assunta da George Herbert Walker, suocero di Prescott Bush. La Ubc riceveva dai Paesi Bassi i soldi ricavati dalle attività a sostegno del potere nazista e dalla guerra, e li rinviava alla Brown Brothers Harriman. Il capitale nazista arrivava quindi negli Usa tramite l’Olanda. Prescott Bush, nel 1926, fu presidente e azionista della Ubc, ed era socio della Brown Brothers Harriman, che ebbero entrambe un ruolo importante nel finanziare l’ascesa di Hitler. Thyssen, nel 1931, era diventato uno degli uomini più potenti del nazismo. Nel 1926 il finanziere americano Clarence Dillon, uno degli uomini più importanti di Wall Street, si associò con Fritz Thyssen, dando vita a un consorzio nel settore dell’industria dell’acciaio, la German Steel Trust. Il consorzio si sviluppò a tal punto da diventare una fonte di ricchezza necessaria allo sviluppo della Germania nazista. Il gruppo Thyssen (Thyssen-Bornemisza Group, Tbg) è a tutt’oggi il maggiore conglomerato industriale della Germania, è talmente ricco che ha assorbito molte altre società, ad esempio quella della famiglia Krupp. Oggi sappiamo come i Thyssen abbiano potuto diventare così ricchi.  Prescott fu molto vicino al banchiere Fritz Thyssen e al magnate dell’acciaio Clarence Dillon. Spiega l’economista americano Victor Thorn: “ La Ubc divenne la via segreta per la protezione del capitale nazista che usciva dalla Germania verso gli USA, passando per i Paesi Bassi. Quando i nazisti avevano bisogno di rinnovare le loro provviste, la Brown Brothers Harriman rimandava i loro fondi direttamente in Germania… Una parte importante dei fondamenti finanziari della famiglia Bush fu costituita tramite il loro aiuto ad Adolf Hitler. L’attuale presidente degli Stati Uniti, così come suo padre (ex-direttore della Cia…), raggiunse il vertice della gerarchia politica statunitense poiché suo nonno, suo padre e la sua famiglia politica aiutarono e incoraggiarono i nazisti”

(DITTATURE: la storia occulta di Antonella Randazzo)

Si possono rintracciare cosi gli stessi attori e gli stessi interessi tra la dittatura Nazista e quella dell’UE.

Per avere una visione ancora più ampia, bisogna ricollocare il processo di unificazione europea nell’ambito di un mutamento dei rapporti di forza globali e la relativa creazione di istituzioni sovranazionali a guida USA.

Nella conferenza di Bretton Woods del 1944, furono istituiti: la Banca Mondiale e il FMI (Fondo monetario internazionale) giustificato come strumento per la ricostruzione europea post seconda guerra mondiale.

Nel 1945 si costituisce l’ONU con le sue varie agenzie tra cui l’UNHCR.

Nel 1948 nasce la NATO: per garantire la difesa militare degli stati membri e dello stesso anno è la Dichiarazione universale dei diritti umani, ratificata a Parigi in un assemblea di 58 stati (8 si astenerono dal voto).

Il concetto di Diritti umani sarà fondamentale per sostenere tutto lo sviluppo del capitalismo neoliberista e la riduzione dell’uomo e della donna ad una condizione individualista, a-storica e a-politica.

Il mercato diviene l’ordinatore dei rapporti economici, politici e sociali. Il potere diviene: il poter consumare.

Nel 1776 Thomas Jefferson dichiarava “tutti gli uomini sono stati creati eguali” mentre faceva lavorare schiavi africani nelle sue piantagioni in Virginia, oggi è possibile affermare tutti i principi scritti nella Dichiarazione universale dei diritti umani mentre la maggior parte della popolazione mondiale muore di fame e di sete e i beni e i servizi sono proprietà di una minoranza.

“In totale, il 92% della popolazione adulta mondiale ha il 15,5% della ricchezza del mondo. L’8% della popolazione adulta mondiale ha l’84,5% della ricchezza del mondo.”

 

(Credit Suisse – Global Wealth Databook   2015 di Anthony Shorrocks e Jim Davies)

“62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone e dal 2010 al 2015 le loro ricchezze sono cresciute del 44 per cento. […] Nel 2014 c’erano 1.645 persone nella lista dei miliardari di Forbes. Questo gruppo è ben lontano dall’essere rappresentativo a livello globale. Quasi il 30% (492 persone) sono cittadini statunitensi. Oltre un terzo dei miliardari era già ricco in partenza, con il 34% che ha ereditato parte o la totalità dei loro averi. Questo gruppo è soprattutto di genere maschile e di età avanzata: l’85%7 ha superato i 50 anni ed il 90% è maschio”

( Oxfam – Paper Davos 2015)

A chi si riferiva in concreto Jefferson quando parlava dell’uomo? Un uomo adulto, maschio e di pelle bianca.

Chi è l’uomo a cui si fa riferimento in concreto nella Dichiarazione universale dei diritti umani? Non è forse un uomo adulto, maschio e di pelle bianca?

Ovviamente non tutti gli uomini maschi, di pelle bianca e adulti sono ricchi borghesi ma è giusto sottolineare che l’avanzamento del capitale nella sua forma più completa e essenziale: lo sfruttamento coloniale, è stato possibile anche grazie al proletariato di “pelle bianca” che nonostante la sua condizione di sfruttamento ha tratto dei vantaggi dal maxi-sfruttamento delle colonie e dagli sfruttati di “pelle nera” come faceva notare Hosea Jaffe riprendendo alcune affermazioni di Marx:

“Nel marzo del 1870 Marx, nella “Comunicazione confidenziale” al Consiglio Generale della Prima Internazionale, spiegava che “il comune operaio inglese odia quello irlandese in cui vede un concorrente che comprime i salari e il livello di vita” (cioè l’operaio inglese è corrotto materialmente dal colonialismo, tesi che sarà sviluppata da Lenin). Ma la corruzione è anche ideologica: “Nei suoi confronti prova delle antipatie nazionali e religiose. Egli lo guarda quasi con gli stessi occhi con cui il bianco povero degli Stati meridionali del Nordamerica guardava gli schiavi neri” (ibid.; abbiamo dunque il razzismo). “Il popolo che soggioga un altro popolo appronta le sue proprie catene” (ibid., p. 15). Circa una settimana dopo, Marx ripeté: “Il suo atteggiamento è molto simile a quello dei bianchi poveri nei confronti dei negri nei vecchi stati schiavistici degli Stati Uniti” (Marx a S. Meyer Hae A. Vogt, Londra, 9 aprile 1870). E continuava: “Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, malgrado la sua organizzazione” (ibid.). Questo antagonismo faceva parte dell’antagonismo generale metropoli-colonia all’interno della classe operaia mondiale. Adesso, 100 anni più tardi, questa posizione di Marx è sconosciuta o totalmente ignorata da tutte le Internazionali ufficiali, senza eccezione. E questo fatto è esso stesso un prodotto di quella corruzione che indusse Marx ad esprimarla.”

(Hosea Jaffe, “Marx e il colonialismo”, Jaca Book)

Il 30 ottobre del 1947 a Ginevra 27 paesi firmano il GATT (Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) che attraverso diversi accordi nel tempo, chiamati “round”, porterà alla liberalizzazione del commercio mondiale.

Proprio nel 1986 parte l’ultimo è più importante “round” del GATT, l’Uruguay Round, che avrà la durata di sette anni e mezzo, coinvolgerà 123 paesi e terminerà nel 1994 con la creazione del WTO (organizzazione mondiale del commercio).

Con l’accordo di Schengen, tra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi, membri dell’allora CEE, si gettano le basi per definire una delle quattro libertà necessarie, affinché si instauri il mercato unico europeo. Oltre alla circolazione di beni, servizi, capitali e infatti indispensabile la libera circolazione delle persone, ovvero dei lavoratori.

 

Gli Obbiettivi ufficiali della costituzione dell’area Schengen sono:

 

–          Viaggiare liberamente senza controllo dei passaporti alle frontiere (interne) e un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen;

–          Collaborazione delle forze di polizia e possibilità di intervenire in alcuni casi anche oltre i propri confini;

–          Coordinamento degli stati nella lotta alla criminalità organizzata di rilevanza internazionale (per esempio mafia, traffico d’armi, droga, immigrazione clandestina, terrorismo);

–          Integrazione delle banche dati delle forze di polizia

(il Sistema di informazione Schengen, detto anche SIS).

 

 

Il “Mercato unico europeo” è uno dei tasselli che andrà a comporre il progetto di un “Mercato unico globale”, voluto dalle corporazioni, dalle multinazionali, dalle banche private e dai gruppi finanziari.

 

In definitiva l’accordo di Schengen è uno dei passaggi necessari affinché il capitale internazionale si unisca e si concentri in poche mani e la classe dei lavoratori si disgreghi e si “atomizzi” divenendo mobile nel caso dei lavoratori “interni” e “migrante” nel caso dei lavoratori “esterni”.

 

Temporalmente e forse anche necessariamente, l’Accordo di Schengen anticipa l’Atto unico europeo (AUE), firmato il 17 febbraio 1986 dalla maggioranza dei rappresentanti degli stati membri e il 28 febbraio 1986 dall’Italia e dalla Danimarca.

 

L’AUE entrò in vigore il 28 febbraio 1987 e costituisce la prima modifica sostanziale al Trattato di Roma che istituiva la CEE.

 

L’articolo 8° dell’Atto Unico Europeo ne chiarisce la finalità: Instaurare entro il 31 dicembre 1992 il mercato interno che viene definito “spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali secondo le disposizioni del presente trattato”.

 

Il trattato modificava tutte quelle norme presenti nella struttura della CEE, che frenavano il cammino verso il mercato interno. L’AUE dava maggiori poteri e ampliava l’ambito decisionale del Consiglio Europeo che per la prima volta veniva riconosciuto giuridicamente.  Il sistema di voto all’interno del Consiglio Europeo passava dal voto all’unanimità al voto a maggioranza qualificata (Con il passaggio al voto di maggioranza si riducono le possibilità per i singoli Stati membri di difendere alcune prerogative in settori nevralgici, era stata proprio questa esigenza a far optare per il criterio dell’unanimità.). Si istituiva il primo grado di giurisdizione per l’attività della Corte di giustizia e si intensificava la cooperazione in politica estera, prevedendo 4 riunioni l’anno per coordinarne le azioni, ed una più stretta collaborazione tra paesi europei e Nato.

 

 

“L’approvazione dell’Atto unico europeo del 1986, nel prevedere la realizzazione del mercato interno al primo gennaio 1993, sottolineava ulteriormente l’importanza per gli Stati membri della Comunità della libera circolazione delle persone e dava, di conseguenza, nuovo impulso alle prospettive dell’impegno posto in essere a Schengen per realizzare “un’area comune senza frontiere interne”, attraverso un sistema integrato che prevedesse un’effettiva convergenza delle legislazioni e delle prassi amministrative nazionali, allo scopo di poter effettivamente trasferire alle frontiere sterne dell’area comune tutti i controlli in precedenza effettuati alle frontiere dei singoli Stati firmatari dell’accordo. […] Al momento della firma dell’Accordo di Schengen e, successivamente, all’atto della sottoscrizione della relativa Convenzione di applicazione, L’Italia è stato l’unico dei sei Paesi che avevano dato vita alla Comunità europea a restare fuori da tali rilevanti negoziati. Soltanto nel luglio del 1987 l’Italia ha presentato una formale richiesta di adesione all’accordo di Schengen, che è stata accolta favorevolmente, ma a due condizioni fondamentali: la completa accettazione da parte dell’Italia di quanto già concordato dai Cinque e la garanzia che l’inserimento dell’Italia nell’accordo non avrebbe provocato alcun rallentamento nelle procedure”

(L’Unione Europea – Gian Piero Orsello)

 

L’Italia era stata in precedenza un paese di emigrazione, si calcola che in poco più di un secolo, dalla seconda metà del’800 alla seconda metà del 900, sono stati 26 milioni gli italiani emigrati, dagli anni settanta del 900 la situazione si ribalta e in Italia cominciano ad arrivare lavoratori stranieri.

 

“[…] da un lato le informazioni esistenti si sovrappongono, dall’altro non consentono l’individuazione di un’importante componente della compagine migratoria, quella clandestina, costituita da individui che, pur non avendo i requisiti richiesti dalla legge, dimorano sul territorio italiano. Tralasciando i clandestini, sulla cui consistenza sono state tentate numerose stime, spesso tra loro discordanti, l’analisi delle fonti elencate mostra come l’immigrazione straniera in Italia sia stata particolarmente consistente a partire dal 1980: in soli dieci anni fu più che raddoppiata la consistenza numerica tanto dei soggiornanti (divenuti circa 600-700.000) quanto dei residenti (400-450.000). […] La composizione etnica della corrente migratoria vide aumentare, a scapito degli immigrati tradizionali nel nostro paese (europei e latinoamericani) e in maniera sempre più consistente col passare del tempo, gli stranieri provenienti dai paesi del terzo mondo e detti comunemente “extracomunitari” in quanto non appartenenti alla Cee”

 

(G. Cocchi, a c. di, Stranieri in Italia: caratteri e tendenze dell’immigrazione dai paesi extracomunitari, Istituto di studi e ricerche Carlo Cattaneo, Bologna 1990.)

 

L’Italia fino al 1986 non si era dotata di una legge sull’immigrazione, le decisioni in questo ambito, venivano lasciate alla discrezione degli enti locali e delle associazioni, “le uniche norme in vigore erano quelle del Codice di Pubblica Sicurezza del 1935, che si limitava ad assoggettare lo straniero a una serie di controlli discrezionali da parte delle autorità di polizia.”

 

(Ministero interni – 1’ Rapporto sugli immigrati in Italia)

 

La legge n. 943 del 30/12/86 è la prima legge italiana che si occupa d’immigrazione anche se in maniera parziale ed è necessaria all’Italia per entrare a far parte dell’Area Schengen e del mercato interno.

“La legge mirava a definire le norme per i lavoratori extracomunitari e le loro famiglie, facendo riferimento unicamente al lavoro subordinato senza nessun accenno al lavoro autonomo. Si precisano inoltre le condizioni per l’espulsione e le sanzioni per i datori di lavoro che non denunciano l’assunzione di lavoratori extracomunitari.”

(Altrodiritto – http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/minori/cimmino/cap2.htm)

“[…] coerentemente alla convenzione OIL n. 143 del 1975 ratificata dall’Italia nel 1981, definisce il «lavoratore extracomunitario legalmente residente sul territorio» come soggetto di diritti, a cui deve essere assicurato il pieno accesso alla sanità, ai servizi sociali, alla scuola e alla casa, nonché la protezione della cultura e della lingua di origine (art. 1). […] una rilevanza centrale assume il diritto al ricongiungimento famigliare, previsto dall’articolo 4 per il coniuge, i figli minori e i genitori a carico. Per questi ultimi però, non era prevista alcuna possibilità di accesso al lavoro, mentre nel caso di coniuge e figli si fissava un tempo di attesa di un anno. […] La legge n. 943/1986, infatti, delega ad una serie di decreti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, di intesa con i Ministri per gli affari esteri e dell’interno, il compito di fissare le direttive di carattere generale in materia di impiego e mobilità professionale dei lavoratori extracomunitari (art. 5), previa consultazione con la commissione centrale per l’impiego e con la Consulta istituita all’art. 2. In particolare, i decreti avrebbero dovuto stabilire le modalità specifiche di presentazione e raccolta delle domande di lavoro provenienti da stranieri extracomunitari residenti in Italia e all’estero, anche attraverso l’istituzione di apposite liste di collocamento e relative graduatorie. Era previsto anche un censimento mensile delle offerte di lavoro risultate inevase presso le commissioni regionali per l’impiego, ovvero per le quali sia stata accertata l’indisponibilità di lavoratori italiani e comunitari. Per quanto riguarda il lavoro stagionale, invece, le commissioni regionali per l’impiego erano chiamate a collaborare con datori di lavoro e organizzazioni sindacali al fine di raccogliere e mettere a punto le previsioni sul fabbisogno annuo di lavoratori stranieri. […] L’ingresso per lavoro si basava sostanzialmente sul meccanismo della chiamata numerica o, nel caso del lavoro domestico, nominativa dall’estero, e non era prevista alcuna possibilità di incontro in loco tra domanda e offerta di lavoro. Di fatto, il risultato più tangibile di queste leggi è stata la regolarizzazione di oltre 300.000 stranieri irregolari, 105.000 nel 1986 e 222.000 nel 1990 (Carfagna 2002, 56), dato che quest’ultima sanatoria era aperta anche ai lavoratori autonomi.

(Ministero interni – 1’ Rapporto sugli immigrati in Italia)

L’accordo di Schengen, come abbiamo visto, getta le basi per il Mercato interno, per la creazione dei confini esterni europei,  per la gestione militare dei confini esterni europei, per la selezione e la criminalizzazione dei lavoratori “extracomunitari”, per l’uso strumentale delle questioni migratorie in chiave umanitaria, per la competizione tra lavoratori “interni” e lavoratori “esterni” e segna una tappa fondamentale nella trasformazione di Lampedusa in quintessenza della frontiera europea e avamposto militare della NATO (a guida USA) per le strategie di conquista imperialiste.

 

 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...