NO MUOS – Ritmo Rivoluzionario

In occasione della manifestazione del 1 luglio a Niscemi pubblichiamo in anteprima e in ascolto gratuito “Ritmo rivoluzionario” un brano contro il Muos di Niscemi e contro la militarizzazione dei territori.

Il brano, frutto della collaborazione con Salvatore Monelli e Luciano Cannia,  fa parte del nuovo disco di Giacomo Sferlazzo (in lavorazione) “ARRISPIGGHIATIVI” che sarà interamente in dialetto siciliano e dedicato alla memoria di Pasquale De Rubeis detto “U Pachinu”.

(Di seguito uno scritto di Antonio Mazzeo, l’appello per la manifestazione del 1 luglio e un video di Giuseppe Firrincieli  dove  si può ascoltare l’intervento di Claudio Risitano durante una manifestazione No Muos)

Luciano Cannia – voce
Salvatore Monelli – voce
Giacomo Sferlazzo – voce
Jacopo Andreini – beats, sax contralto e baritono, bouzouki
Ruben Caliandro – tromba
Antonio Putzu – friscalettu
Samuele Venturin – fisarmonica
Piero Spitilli – contrabbasso
Registrato e mixato da Jacopo Andreini
Le voci sono state registrate da DJ SEBY presso ArteSuoniStudio

 

Il MUOStro di Niscemi di Antonio Mazzeo

Guerre per le risorse naturali ed energetiche. Guerre per l’acqua, il petrolio, il gas, l’uranio. Guerre per il clima e per manipolare il clima. Guerre spaziali, terrestri, marittime, subacquee. Guerre per la supremazia della razza e contro le razze. Guerre per le frontiere e contro le frontiere, al terrorismo e alle piraterie, ai rifugiati e ai migranti. Guerre globali e permanenti. Inni alla Morte, alla Follia, alla Barbarie. Si uccide in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen, Libia, Siria e Palestina. Il continente nero è un inferno: torrenti di sangue dal Maghreb al Corno d’Africa, dalla Regione dei Grandi Laghi a quella sub-sahariana, il Delta del Niger, l’Equatore. Si uccide con le pistole, i fucili, le bombe, le mine; con i cannoni, i missili, i caccia e i siluri. E sempre di più con le testate che arrivano silenziose da migliaia di chilometri lontano, a bordo di missili da crociera e aerei senza pilota, governati da satelliti, computer, videoterminali. Armi bestiali che intercettano, colpiscono, annientano. Che non perdonano.

Il guerriero planetario del XXI secolo si è trasfigurato: ha perso il corpo, il cuore, la ragione. Cellule e organi hanno lasciato il posto a miliardi di byte; gli occhi ai laser, i battiti cardiaci alle microonde. Per le operazioni disumanizzate e disumanizzanti del Terzo Millennio bastano anche una manciata di maxi-antenne in rete tra la Terra e lo Spazio. Nel cuore della Sicilia, a Niscemi, all’interno di una riserva naturale di straordinaria bellezza, è stato realizzato uno dei tasselli chiave della nuova costellazione di morte della Marina militare degli Stati Uniti d’America. Il MUOS, network di sofisticate tecnologie per le telecomunicazioni satellitari che consente di propagare universalmente gli ordini di guerra convenzionale, chimica, batteriologica e nucleare e finanche quelli per modificare l’ambiente. Che dirige le operazioni di ogni singolo reparto militare, marines e unità navali, sottomarini, bombardieri, Cruise e missili intercontinentali per consolidare l’egemonia USA sul pianeta, accelerando la transizione verso la gestione automatizzata dei conflitti. Il MUOS sancisce una cesura irreversibile con la storia dell’Umanità e la concezione stessa della Pace e della Guerra, della Vita e della Morte. Senza più limiti giuridici e imperativi morali e oltre ogni limite di responsabilità. Sino all’olocausto finale.

Anche grazie al MUOStro di Niscemi, la mente e la coscienza umana cedono il passo alle intelligenze artificiali di processori e sistemi informatici, teleobiettivi e satelliti. Così è voluto dalle più recenti dottrine strategiche che prefigurano l’estromissione dei militari in carne ed ossa dalle catene decisionali in tempi di crisi. Riducendo i tempi di risposta e ipervelocizzando le trasmissioni di ordini e informazioni agli utenti combattenti, questo sistema di distruzione universale fa da battistrada ai killer robot, primi fra tutti i droni, l’ultima frontiera delle tecnologie belliche del Pentagono. Macchine infernali programmate alcune per spiare, altre per selezionare e uccidere un obiettivo. Le forze armate le utilizzano ormai ovunque e contro chiunque, senza più distinzioni tra non combattenti e obiettivi legali, in palese violazione del diritto internazionale umanitario. Un’interminabile escalation di stragi per errore di civili – donne, bambini, anziani – e di omicidi preventivi di presunti guerriglieri-terroristi.

Con il MUOS si fa un altro passo avanti verso l’implementazione di sistemi d’arma interamente automatizzati. L’obiettivo finale è realizzare veri e propri sterminatori senza pilota, liberi da ogni controllo umano. Il Dipartimento della Difesa spende annualmente più di sei miliardi di dollari per finanziare la sperimentazione di queste tecnologie modello “Frankstein”. L’obiettivo strategico è far sì che entro il 2030 i velivoli senza pilota siano i padroni assoluti dei cieli. C’è poi fissata un’altra data-target, il 2047, quando gli attacchi potranno e dovranno essere decisi in assoluta autonomia da sofisticati computer che riprodurranno artificialmente l’intelligenza umana.

Strumento di distruzione allora, ma non solo. Il MUOStro di Niscemi incarna infatti tutte le contraddizioni della globalizzazione neoliberista. Uccide in nome della pace e dell’ordine sovranazionale. Devasta il clima, l’ambiente, il territorio; dilapida risorse umane e finanziarie infinite; rigenera le ingiustizie. Esautora ogni controllo dal basso, espropria democrazia e priva di spazi di libertà e agibilità politica. Rafforza il blocco di potere transnazionale; contamina irrimediabilmente la natura e la ragione; viola il diritto alla salute d’intere popolazioni. Per imporre l’installazione delle sue antenne contro la volontà di centinaia di migliaia di donne e uomini siciliani, sono stati traditi articoli fondamentali della Costituzione; beffate leggi europee, nazionali e regionali; aggirati vincoli urbanistici e paesaggistici; zittiti ed emarginati i legittimi rappresentanti dello Stato a livello locale. La classe politica nazionale bipartisan si è piegata agli interessi del complesso militare-industriale-finanziario a stelle e strisce, il cui invasivo potere corruttivo è noto in ogni angolo della terra. A lui sono stati sacrificati diritti, dignità, sovranità, cittadinanza.

L’epopea del MUOStro di Niscemi è costellata da falsità, raggiri, tradimenti. Un film dell’orrore popolato da protagonisti simili al dottor Jekill e a mister Hyde: diplomatici, militari, agenti, e spioni USA con libertà di condizionare qualsivoglia aspetto della politica estera italiana; alti ufficiali delle forze armate miopi o spergiuri; ministri della guerra passacarte d’industrie d’armi ed eserciti stranieri; docenti universitari e presunti luminari in perenne conflitto d’interessi; scienziati, esperti e funzionari pubblici malati d’ignavia; imprenditori in odor di mafia; governatori, politici e amministratori prima populisti e poi voltagabbana.

La scelta politica di autorizzarne la realizzazione spettava costituzionalmente al Parlamento ma è stata declassata a mero parere di organi militari, tecnici e pseudo-scientifici e filo-governativi. Un golpe istituzionale che ha pregiudicato ogni programma di rilancio socioeconomico del territorio niscemese e che ha condannato definitivamente la Sicilia a interpretare i ruoli di portaerei USA, NATO ed extra-NATO nel Mediterraneo, frontiera estrema contro le migrazioni, isola Alcatraz per i migranti e i richiedenti asilo miracolosamente scampati alle guerre, ai naufragi e ai respingimenti delle unità aeronavali europee e nordafricane.

Quello in corso in Sicilia è un processo di militarizzazione soffocante, devastante, invasivo, onnicomprensivo. Il MUOS ne è solo una parte, quella più nota. La grande installazione USA di Niscemi è uno dei centri nevralgici mondiali per le telecomunicazioni con i sottomarini atomici e le grandi unità della Marina USA in navigazione tra l’oceano Atlantico e il Golfo Persico. Una settantina di km a nord sorge la stazione aeronavale di Sigonella, la principale base delle forze militari statunitensi nel Mediterraneo, hub e piattaforma di lancio di tutte le operazioni belliche in Africa, est Europa, Medio Oriente e sud-est asiatico. Nei piani delle forze armate USA e NATO, Sigonella farà da capitale mondiale dei droni, cioè da centro d’eccellenza per il comando, il controllo, la manutenzione delle flotte di velivoli senza pilota chiamati a condurre i futuri conflitti globali.

Contemporaneamente è cresciuta la pressione militare sui principali scali aeroportuali e portuali dell’Isola, a partire da Trapani-Birgi, Pantelleria, Lampedusa e Augusta, convertiti in veri e propri centri di proiezione avanzata delle forze armate nazionali e internazionali. Le false emergenze “sbarchi” dei richiedenti asilo sono state prese a pretesto dal governo per giustificare il dispiegamento in Sicilia di un dispositivo militare anti-migranti senza precedenti, sia sotto il controllo delle forze armate italiane che della NATO, dell’Unione Europea e di Frontex, la famigerata agenzia per il controllo esterno delle frontiere europee. Più che a una ipermilitarizzazione delle frontiere ci troviamo di fronte ad una guerra non dichiarata contro bambini, donne e uomini inermi il cui unico crimine è quello di non rassegnarsi silenziosamente alla fame, allo sfruttamento, al sottosviluppo, all’assoluta marginalizzazione. 

Quella dell’installazione del MUOS a Niscemi non è però solo una storia di raggiri e soprusi di Stato. È pure la narrazione di una mobilitazione popolare di massa che in Sicilia non si vedeva dai tempi della lotta contro i missili nucleari di Comiso, nei primi anni ’80 del secolo scorso. Cortei, petizioni, scioperi generali, mostre e videoproiezioni, comizi, concerti, dibattiti, sit-in, azioni dirette non violente e di disobbedienza civile, occupazioni simboliche, blocchi degli automezzi dei militari e delle aziende impegnate nei lavori di costruzione, incursioni mirate e invasioni pacifiche di massa della grande stazione NRTF di contrada Ulmo, Niscemi. Migliaia e migliaia di donne e uomini che hanno rifiutato l’omologazione, la delega, la rassegnazione; che hanno riscoperto i valori della politica attiva, della responsabilità, dell’autorganizzazione. Sono sorti in Sicilia decine di comitati No MUOS ad adesione individuale e sono fiorite reti con i soggetti e i movimenti sociali che in tutta Italia si oppongono, dal basso, alle logiche della guerra e della militarizzazione, alle Grandi Opere inutili e dissennate, ai piccoli grandi stupri del territorio. Lo Stato ha risposto alle legittime e pacifiche mobilitazioni di protesta unicamente con la repressione, le cariche, le botte, gli arresti, i sequestri, centinaia di denunce, i processi, le sanzioni pecuniarie e amministrative, la progressiva riduzione degli spazi di agibilità e rappresentanza democratica.

Ciò non ha impedito, tuttavia, che a Niscemi e in tutta la Sicilia si sia sviluppata, specie tra le nuove generazioni, una coscienza dei propri inalienabili diritti e una nuova identità sociale, il senso di prendere parte finalmente a un processo collettivo di trasformazione e giustizia. Un percorso che nonostante le sconfitte in sede politica o nei tribunali amministrativi, la brutale repressione di Stato, le oggettive difficoltà organizzative e di tenuta dei movimenti sociali e d’opposizione ha avuto un suo importantissimo momento di visibilità internazionale in occasione del recente summit G7 di Taormina, quando migliaia di manifestanti hanno invaso le vie di Giardini Naxos incuneandosi nelle zone rosse illegittimamente disposte dalle forze dell’ordine per “proteggere” e isolare i falsi Grandi della Terra dall’inesorabile giudizio dei Popoli e della Storia.

Il dovere, adesso, per tutti noi, di non disperdere lo straordinario patrimonio di lotte e speranze collettive di tutti questi anni.

niscemi

APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE A NISCEMI SABATO 1 LUGLIO

Con le forzature legali e la forte repressione si sta cercando di normalizzare l’anomalia siciliana, cioè provare a porre nel nulla, una lunga e profonda mobilitazione, ricca d’iniziative, esperienze e azioni contro l’installazione e l’entrata in funzione del MUOS, per lo smantellamento dello stesso e delle 46 antenne della base NRTF.
La nostra è stata ed è una battaglia contro la militarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo, e contro gli effetti collaterali della presenza a Niscemi di una delle quattro stazioni di terra del sistema di comunicazione militare USA: inquinamento e impatto elettromagnetico sugli abitanti e sull’ambiente. Resistenza popolare che qualcuno vorrebbe cancellare e criminalizzare, ma che, invece, è ancora aperta e deve perseguire fino in fondo i suoi obiettivi. Prendiamo atto che anche la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito si è arruolata “pregiudizialmente” per il Muos, rifiutando l’argomentata documentazione giuridica e scientifica dei nostri legali e consulenti e accettando le misurazioni fatte dagli stessi militari statunitensi e gentilmente fornite all’ARPAS (sostanzialmente il controllato che fornisce i dati al controllore).Con l’attivazione del MUOS la potenza dell’apparato di comunicazioni statunitensi è arrivata alla sua massima efficacia. Tramite questo apparato le forze militari USA gestiscono ogni azione, ogni attacco, ogni guerra: compreso l’uso dei droni a scopi militari nelle missioni di guerra.
L’attacco missilistico alla Siria ci mostra come i venti di guerra spirino sempre più forti sia in Medioriente sia in Nordafrica e come l’Italia, e la Sicilia in primo luogo, siano pedine essenziali in questo gioco pericoloso che rischia d’infiammare l’intero pianeta. E anche il rafforzamento militare della frontiera orientale dell’Europa o l’accanimento contro i migranti con Frontex a difesa delle “fortezza Europa” sono elementi di una escalation che ci sta facendo sprofondare verso la barbarie, mette le politiche militari in primo piano e sottrae sempre più risorse ai cittadini, ai lavoratori, alla società per mantenere apparati costosi, utili solo a garantire all’imperialismo il perpetuarsi di equilibri di terrore e di morte.
Mentre l’apparato repressivo e la stampa nazionale a comando di una politica subalterna e corrotta tentano d’imbavagliare il Movimento No MUOS, un importante riconoscimento ci viene dall’estero dove ci è stato assegnato il premio Aachen per la pace. Uno dei più importanti e ambiti premi internazionali assegnato annualmente nella città tedesca di Aquisgrana a chi si è distinto per particolari meriti nella ricerca e nella costruzione della pace.Questo premio valorizza i nostri obiettivi riconoscendo in motivazione che l’assegnazione è stata determinata dalla serietà del nostro impegno per la pace, contro la militarizzazione del territorio, contro l’utilizzo della Sicilia come frontiera fortificata anche nei confronti dei migranti, per la tutela della salute e dell’ambiente.
Proprio partendo da questo importante riconoscimento vogliamo rilanciare la mobilitazione contro il MUOS e contro la guerra, a partire da una grande manifestazione da svolgere a Niscemi sabato 1 luglio, inizio di un’estate di lotta per la smilitarizzazione della Sughereta per ridare voce a chi rifiuta ogni conflitto armato tra gli stati, a chi si oppone alla prepotenza delle armi, a chi aspira alla liberazione delle proprie terre e del mondo intero dalla follia militarista, a chi vuole contrapporre un’economia della pace a quella fondata sul commercio delle armi e sulla distruzione, a chi continua a battersi per un mondo senza guerre e razzismo.

Sabato 1 luglio alle ore 16,30 largo Marinnuzza partenza Corteo (interverranno gruppi artistici), alle ore 20 concerto e interventi in piazza V. Emanuele.

http://www.nomuos.info/

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“Il poeta Benedetto” il nuovo video clip di Giacomo Sferlazzo.

Videoclip “Il poeta Benedetto” di Giacomo Sferlazzo.
Realizzato da VIDEOpro24 e “I figli di Abele”
Regia di Salvatore Billeci e Giacomo Sferlazzo

Tratto dall’album GIOSTRE PER GIOVANI VECCHI
Ifiglidiabele /Afoforo 2016
Distribuito da Audioglobe

Acquista l’album in formato CD a EUR 13,75 e riceverai la versione MP3 senza costi aggiuntivi. AutoRip non è disponibile per album acquistati con l’opzione regalo.
Acquista qui > https://www.amazon.it/gp/product/B01D3I3D1I/ref=dm_ws_sp_ps_dp

Giacomo Sferlazzo – Voce
Piero Spitilli – Contrabasso
Jacopo Andreini – Mandolino
Samuele Venturin – Violino

GRAZIE A
Bar Del Porto Lampedusa
Francesca Del Volgo
Matteo Palmisio
Abele Sferlazzo
Pietrina Di Maggio
Pietrina Costanza

Un ringraziamento speciale a Cristiano Maggiore.

Per il brano ‘Il poeta Benedetto’, Giacomo Sferlazzo, ha usato l’opera Der Arbeitstag (La giornata di lavoro) dell’artista Leander Schwazer. L’opera è parte della trascrizione de Il Capitale di Karl Marx per Hollerith Punching Cards. Col semplice utilizzo di un carillon il testo viene trasformato in suono. Una composizione dadaista ha così fatto incontrare Karl Marx, Holleith e un carillon. Il testo completo del primo volume del libro di Karl Marx fa parte della collezione del Museo di Bolzano, dove una versione modificata e comandata da un motore la cui velocità dipende dal flusso del capitale, è in mostra a partire da marzo 2015.

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Nel Ventre di St Pierre

Nel Ventre di St Pierre

Ascolta l’album:
https://afoforomusicclub.bandcamp.com/…/nel-ventre-di-saint…

Registrato a St Pierre d’Entremont nell’aprile 2014.

Marc Porcu – poesia
Dim Porcu – clarinetto
Giacomo Sferlazzo – chitarra, marranzano, percussioni, voce
Jacopo Andreini – bouzouki, percussioni, registrazione e mix.

Released 26 August 2014

Registrato alla Salle Notre Dame de St Pierre d’Entremont il 28 aprile 2014.
Video di Giacomo Sferlazzo

IfiglidiAbele: audiovisual productions by Askavusa

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Lampemusa tour

Giacomo Sferlazzo – Lampemusa tour                                                                                            dal 19 al 22 ottobre

Giacomo Sferlazzo sarà protagonista di quattro importanti appuntamenti all’insegna del racconto, della musica e dell’impegno politico tra cui la prestigiosa partecipazione al Premio Tenco. Il tema centrale sarà l’isola di Lampedusa, isola in cui il cantautore è impegnato da anni con il collettivo Askavusa su diversi fronti.

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Giacomo Sferlazzo

Le forme usate per raccontare la complessità dell’isola saranno diverse.

Lo spettacolo LAMPEMUSA:

Dalla colonizzazione dell’isola avvenuta il 22 settembre del 1843 alla crescente militarizzazione dell’isola. Dalle storie di pesca, prima risorsa economica fino agli anni ottanta, alle migrazioni che hanno interessato e interessano l’isola e il Mediterraneo. La fuga di Enrico Malatesta e la tradizione “epica” dell’isola (Ludovico Ariosto ambientò sull’isola lo scontro dei tre cavalieri cristiani contro i tre saraceni). E ancora: piccole storie di donne e uomini che il cantautore ha raccolto dai racconti degli anziani dell’isola. Il santuario della Madonna di Porto Salvo di Lampedusa, luogo dove per secoli cristiani e musulmani pregarono insieme, alimentando la lampada ad olio posta sotto l’effige della Madonna. “U Violu” luogo rievocato dai ricordi del comandante Vito Gallo e scomparso per sempre dal centro abitato di Lampedusa. I “sacchi a leva” le barche per la pesca delle spugne nei ricordi di Giuseppe Balistreri maestro d’ascia dell’isola e tante altre storie su Lampedusa che difficilmente sentirete altrove. Giacomo Sferlazzo, riprende la tradizione dei cantastorie siciliani suonando la chitarra, il marranzano, la percussione a cornice e altri strumenti inventati da lui. Le storie (i cunti) si alternano alle canzoni di Sferlazzo o a quelle riprese dalla tradizione popolare, come “Li pirati a Palermu” (testo di Ignazio Buttitta – musica di Rosa Balistreri) o “Il Galeone” (testo di Belgrado Pedrini – musica di Paola Nicolazzi). Nelle date di Genova e di Firenze, Giacomo Sferlazzo sarà accompagnato dal musicista polistrumentista Jacopo Andreini.

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Video di presentazione: https://www.youtube.com/watch?v=wO4wdaIoIog 

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La presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità:

Un dossier (https://askavusa.wordpress.com/03102013-il-naufragio-della-verita/) che racconta ed analizza i fatti accaduti in seguito al naufragio del 3 Ottobre 2013 avvenuto a poche miglia dalle coste di Lampedusa. Il documento è stato scritto dal collettivo Askavusa a partire dalle testimonianze dei soccorritori e di alcuni sopravvissuti. Riteniamo che la narrazione pubblica degli eventi del 3 ottobre 2013 sia stata mistificata e strumentalizzata, allo scopo di implementare politiche securitarie e militari travestite da interventi umanitari.

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Il dossier accompagna la video inchiesta di Antonino Maggiore: Lampedusa 3 ottobre 2013 i giorni della tragedia, visibile a questo indirizzo:  https://www.youtube.com/watch?v=0HjMRcMlG9E.

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La mostra Rumori di fondo:

Dal 20 ottobre al 5 novembre presso la sede del Club Tenco. In mostra alcuni degli oggetti appartenuti ai migranti e ritrovati dal collettivo Askavusa nelle discariche di Lampedusa , un’opera di Giacomo Sferlazzo e il video eMMMMe – Porto M. Lampedusa di Lorenzo Sibiriu (https://vimeo.com/150889308).

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Il Santuario della Madonna di Porto Salvo di Lampedusa. 2011. Giacomo Sferlazzo. Foto di Laura Carnemolla.

Nel fondo del mare si sedimentano gli scarti della storia e nel fondo della storia si sedimentano le rivendicazioni e le lotte degli strati subalterni della società, sopra questi il vocio delle rappresentazioni dominanti riesce a coprire il grido forte che dal fondo arriva. A volte, addirittura, di questo urlo se ne fa un canto addomesticato per le orecchie di chi ha spinto nel fondo i corpi degli oppressi. Un canto di sirene robotizzate che distrae, che addormenta, che annienta. Estrarre a forza dal fondo, o dal decorso storico, il rumore autentico degli oppressi è impresa non solo ardua, ma che si presta a mille altre rimodulazioni e pericoli. Solo se si è attraversato quel fondo ci si può intonare all’urlo e solo se si è attraversata la discarica della storia che si può tentare di estrarne a forza gli scarti. Nei nastri bagnati delle audiocassette si ritrova, forse, la dimensione autentica di questa vibrazione, nell’incepparsi dei nastri che non scorrono perfettamente c’è l’incepparsi della storia. Una storia che banalmente “è scritta dai vincitori” e che dunque ci impone per un attimo di diventare analfabeti o di inventare nuovi alfabeti. Come le lettere che rimangono intraducibili nella loro totalità, che divengono più significanti nel loro essere inaccessibili attraverso il nostro linguaggio, il nostro alfabeto, la nostra cultura. Queste lettere rimandano ad un mistero e ad una risposta che va ascoltata al di là del loro significato immediato. Queste lettere si ascoltano con gli occhi, con la pelle, con i polmoni ma necessariamente con una presa di posizione. Questa mostra non ha una pretesa di universalità ma è partigiana fin dalla sua origine, cioè fino dalla raccolta di questi oggetti nella discarica di Lampedusa, raccolta avvenuta all’interno della barche usate per la traversata del Mediterraneo, barche che lo stato ha distrutto con tutto quello che vi era dentro spendendo centinaia di migliaia di euro.

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Una delle lettere trovate dal collettivo Askavusa. Foto di Andrea Kunkl.

19 ottobre – ore 21.00 – Milano – COX18 – via Conchetta 18

  • ore 18 discussione aperta – LAMPEDUSA: Migrazioni e Guerra ai confini dello spettacolo e presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità.
  • ore 19.30 aperitivo 
  • ore 21.00 Lampemusa: memorie e storie in mezzo al mare. Canzoni e racconti sull’isola di Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.

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20 ottobre – ore 18.30 – San Remo – Premio Tenco – Ex Chiesa di Santa Brigida (quartiere La Pigna)

  • Inaugurazione mostra Rumori di fondo del collettivo Askavusa presso la sede del Club Tenco – ex magazzini ferroviari – lungomare Italo Calvino. La mostra sarà aperta al pubblico dal 20 ottobre al 05 novembre 2016.
  • ore 18.30 – San Remo – Premio Tenco – Ex Chiesa di Santa Brigida (quartiere La Pigna) estratto dallo spettacolo Lampemusa: memorie e storie in mezzo al mare. Canzoni e racconti sull’isola di Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.

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21 ottobre – ore 22.00 – Genova – Teatro della Tosse – Piazza Renato Negri, 6

  • ore 17.30 presentazione con proiezione del video Everywhere Better (durata 10 minuti) e presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità.
  • ore 19.00 concerto live con Escobari rifugiati ospiti del centro di Accoglienza Rifugiati Liguria
  • ore 20.00 Cena Buffet a cura di Giardini Luzzati -Spazio Comunecon i rifugiati del centro di accoglienza presso il Circolo Giardini Luzzati.
  • ore 22.00 Lampemusa: memorie e storie in mezzo al mare. Canzoni e racconti sull’isola di Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.

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22 ottobre – ore 21.30 – Firenze – CdPSettignano – via San Romano 1

  • ore 19.00 presentazione del dossier Lampedusa 3 ottobre 2013 il naufragio della verità
  • ore 20.00 cena sociale
  • ore 21.30 Lampemusa: memorie e storie in mezzo al mare. Canzoni e racconti sull’isola di Lampedusa di Giacomo Sferlazzo.

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Per informazioni: ifiglidiabele@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Chi vuol essere BOMBARDATO ? Il nuovo video di Giacomo Sferlazzo

Collettivo Askavusa presenta:

CHI VUOL ESSERE BOMBARDATO ? Il nuovo video di Giacomo Sferlazzo.


“È panico sul web”

In America è nato un nuovo e drammatico format, che trae spunto dal famoso e fortunato “Chi vuol essere milionario?”. Il nuovo concorso a premi però non si basa stavolta su vincite da capogiro, ma su raccapriccianti esecuzioni live dei concorrenti e su bombardamenti in zone cosiddette “sensibili” in diretta. Sul nuovo “Chi vuol essere bombardato” si è scatenata l’ira del web, con commenti, condivisioni di articoli, con una petizione su change.org per tentare di bloccare la messa in onda. Ma non c’è stato nulla da fare. Il 1 agosto è andata in onda la prima puntata del programma, svelandone i retroscena, esilaranti.

“Chi vuol essere bombardato?” fortunatamente non è una nuova trovata della rete, ma la campagna pubblicitaria e provocatoria messa in atto per lanciare il nuovo videoclip del brano omonimo di Giacomo Sferlazzo. Cantautore lampedusano, attivista politico, artista poliedrico, Sferlazzo è anche tra i fondatori del collettivo Askavusa, che ha realizzato sull’isola Porto M, luogo simbolo di riflessione sui temi dell’immigrazione e del capitalismo, dove da anni vengono raccolti e conservati gli oggetti appartenuti alle persone “migranti” passate per Lampedusa. Con un’analisi lucida e puntuale, dopo aver visto la propria isola trasformarsi in un palcoscenico mediatico, da anni Sferlazzo e i membri di Askavusa lavorano per un approccio più concreto e risolutorio al problema dell’immigrazione, superando una logica di semplicistica ed ipocrita empatia tra esseri umani ereditata dalla tradizione cattolica, stabilendo che le migrazioni del XXI secolo non sono altro che il rovescio sporco della medaglia del mercato globale che nel sistema di produzione capitalista produce e scarta esseri umani, riducendoli a spazzatura.

La campagna creata ad hoc sul web si è servita di una pagina FB, della pagina di un noto giornalista e di una petizione su change.org. Tutto fake, naturalmente.

Sui social qualcuno ha notato che il fatto era troppo drammatico per poter essere vero, ma altri, la maggior parte, ha gridato allo scandalo, scrivendo commenti al veleno su Facebook, condividendo scandalizzata i contenuti, qualcuno ha deciso anche di firmare la petizione on line per la chiusura del programma, che ha raggiunto in pochissimi giorni tantissime firme.

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Provocazione raccolta, dunque.

Ma la riflessione è amara.

I livelli di analisi sono molteplici. In primis, è disarmante come ormai l’informazione venga delegata ai sociali network, che ci bombardano di notizie mordi e fuggi, senza analisi, senza approfondimento, nell’agonia di un giornalismo d’inchiesta che non ha più seguaci. L’assurdità del tempo che viviamo ci ha reso tutti impassibili ed indifferenti di fronte a ogni avvenimento, che scorre come un fatto qualunque sugli schermi televisivi, mentre migliaia di persone muoiono travolte dalla guerra, annientate dall’impossibilita di muoversi liberamente attraverso frontiere e nazioni, una notizia di sport e un’altra di gossip. Ma l’analisi, forse più amara, va condotta sulla morte dell’attivismo politico, della partecipazione collettiva, della lotta di classe che trova ormai esclusiva conclusione e soddisfazione, in questo processo di lobotomizzazione collettiva, attraverso like ed indignazioni sui social network o attraverso petizioni on line, firmate nella comodità e nella solitudine delle proprie postazioni PC. È forse finito del tutto il tempo delle piazze, delle strade, della collettività, delle discussioni condivise, dell’analisi, della vita concreta spesa in un tempo materiale con rapporti reali. Il nostro è il tempo del “Je suis Charlie”.

La campagna fake di Sferlazzo è riuscita purtroppo nell’intento che si era prefissata, anche se sinceramente questa volta speravamo di poter esserci sbagliati.

Laura Carnemolla

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INVALSI  PER TUTTI

Cari amici, caro pubblico, siamo nell’era dell’Invalsi, della civiltà dei quiz. Quiz per tutti, dalle elementari al gerontocomio. Quiz binari, trinari, quattrinari, pentanari, tanti quiz per rispondere a botta. Ci hai preso? No? Allora fuori. E se ci hai preso hai un gran culo, troppo per stare in riga. Fuori anche tu. Qui dentro nello studio comandiamo noi, sappiamo noi, a sparare quiz ci dobbiamo essere solo noi e tu pubblico sai bene come assecondare i conduttori. Quiz è divertente, quiz è demente, quiz è risolvente, quiz è determinante, quiz è liquidante. E, soprattutto, quiz non è pensante. E’ un po’ memoria a stracci e molto ‘ndo cojo, cojo.

Ci stanno tre milioni di profughi, o quattro? O duecento? Spara la cifra e sarai comunque sparato. Soprattutto se ti azzardi a rispondere perché ci stanno, chi li ha cacciati di casa. E perché. Noi stiamo qui che balliamo allegri al ritmo dei quiz e tu ci scassi la minchia con argomentazioni. E i bimbi, come si divertirebbero i bimbi? Fuori! A morte lo stronzo? Hai visto che share?

Tutto deve essere binario nel nuovo ordine mondiale. Si no, no si. Niente  complicazioni, niente forse, ma, però. Iniziazione con i videogiochi: più frantumi, più devasti, più bruci, più squarti, più ammazzi e più vinci e più di senti fico e più sei pronto alla maturità in divisa, e più ti muovi bene in Afghanistan, Libia, Iraq, Siria, e poi anche a casa, a Parigi, Monaco, Bruxelles.

Non sai quante armi fanno girare questo studio tv e tutti gli studi e tutti i quiz del mondo? Rispondi al quiz: mille, un milione, tre miliardi? Sbagliato. Gli Usa sono in guerra da quanti anni: 10, 100, due? Sbagliato. Hai detto da sempre, fatelo fuori.

Ti diamo un’altra possibilità. Quiz dell’attentato False Flag: a farti scoppiare ti mandava la mamma, il califfo, l’imam, il cugino radicalizzato? Sbagliato. Dovevi dire “altro”. Prova ancora. A che serve il terrorismo? A: a giustificare le guerre per il dominio sul mondo? B: a trasferire la ricchezza dalla base e dal corpo della piramide alla sua punta? C: a far prendere  provvedimenti che schiavizzino il 99% dell’umanità? D: a farti cagare sotto?  Zitto, non rispondere. Anche i quiz sbagliano. Ce li meritiamo, i terroristi. . Pubblico terrorizzati! Zitti tutti. Sotto con l’Isis. Piazza pulita.

Fulvio Grimaldi

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Il video è stato realizzato integrando con la tecnica del compositing le riprese dal vivo degli attori in un set cinematografico con sala posa in greenscreen, con un set virtuale realizzato interamente in modellazione 3d. Successivamente sono state aggiunte luci, anch’esse virtuali e altri visual effects.

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CREDITS:

Chi vuol essere bombardato è un programma prodotto da Aic Dassom

Tutti i concorrenti sono stati maltrattati – Ogni riferimento a cose o persone è da ritenersi non casuale

Tratto dal disco “Giostre per giovani vecchi” (IfiglidiAbele – Afoforo – distribuzione Audioglobe)

Dal brano “Ciò che divide non son le divise”

Testo e musica > Giacomo Sferlazzo

Arrangiamenti > Sferlazzo Andreini Venturin Spitilli Caliandro

Marranzano e voce > Giacomo Sferlazzo

Chitarra >> Samuele Venturin

Batteria > Jacopo Andreini

Basso > Piero Spitilli

Tromba > Ruben Caliandro

Regia > Salvatore Billeci per VIDEOpro24

Sceneggiatura > Giacomo Sferlazzo

Montaggio e VFX > VIDEOpro24

Coreografie > Sara Flamini

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Presentatore > Tommaso Sparma

Cantante > Giacomo Sferlazzo

Ali Abkah > Pietro de Rubeis

Maryam Saphiah > Miriam Palmisano

Giovanna Precaria > Alessandra Balistreri

Valletta > Giorgia Balistreri

Regista > Salvatore Billeci

Uomini d’affari > Giuseppe Balistreri, Abele Sferlazzo, Salvatore Busiello

Ballerine > Sara Flamini Adriana Lombardo Emily D’Ippolito Isabella D’Aietti

Animatore Pubblico > Gianfranco Rescica

Militare 1 – Giorgo Bomba > Matteo Palmisio

Militare 2 > Dario Billeci

Ragazza Selfie > Valentina Alabiso

Bambini > Abele Sferlazzo, Lorenzo Sferlazzo, Matteo Billeci

Telespettatori > Annalisa d’Ancona, Vincenzo d’Ancona, Gaspare Palmeri

Pubblico > Vincenzo Billeci, Pierina di Maggio, Filippo Pucillo, Paolo di Bona, Gina Oancea, Adriana Cino, Valentina Alabiso, Veronica Conca, Renzo Fois, Corrado Conca, Luana Ugas, Nicolas Corda, Marta Massessi, Simone Longu, Federico Sala, Francesca del Volgo, Alice Fagotti, Alice Anzivino, Lucrezia Giordano, Giuseppe Rupelli, Diego Stan, Yael Stan, Antonio De Rubeis, Maurizio Santonocito, Alessandro Taranto.

GRAZIE a Antonio Mazzeo, Massimo Coraddu, Fulvio Grimaldi.

 

 

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Ai confini dello spettacolo

Contro l’identità – Giacomo Sferlazzo – foto di Andrea Kunkl

 

Inaugurazione
Giovedì 16 giugno 2016 alle 19

Luogo
Associazione Culturale OfficineNove -Via del Casale Galvani, 9, Roma

Orari
Lun – Dom: 17.30 alle 20.30.

Dal 16 al 26 giugno 2016

il 18 giugno nell’ambito della mostra AI CONFINI DELLO SPETTACOLO

Giacomo Sferlazzo metterà in scena:

LAMPEMUSA storie in mezzo al mare. Canzoni e racconti su Lampedusa.

Presentazione mostra AI CONFINI DELLO SPETTACOLO

 

 

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giugno 5, 2016 · 11:56 am

L’accordo di Schengen e le sue ricadute su Lampedusa.

 

L’accordo di Schengen e le sue ricadute su Lampedusa. versione in pdf

L’accordo di Schengen e le sue ricadute su Lampedusa.

di Giacomo Sferlazzo (collettivo Askavusa).

Per individuare una data precisa, in cui fissare l’avvio, della trasformazione di Lampedusa in uno dei punti fondamentali della frontiera dell’Unione Europea, bisogna tornare indietro nel 1985 e concentrare la nostra attenzione su un fatto preciso che è l’Accordo di Schengen del 14/06/1985.

Questo fatto si deve inserire in un percorso storico che parte dalla fine della seconda guerra mondiale e la creazione da parte delle nazioni dell’Europa occidentale del Consiglio d’Europa (1949) e che avrà in seguito altre tappe fondamentali come la creazione della CECA (comunità europea del carbone e dell’acciaio) (1951) e il Trattato di Roma del 1957 con cui si costituiva la CEE (Comunità economica europea).

Dal 1958 al 1967 si gettano le basi per la futura Unione Europea e a guidare questo processo è uno dei teorici del dominio mondiale della Germania Hitleriana, l’ex avvocato nazista e membro dell’Associazione dei Guardiani della Legge, Walter Hallestein che fu il primo presidente (e per due mandati) della Commissione Europea, l’ufficio supremo della Comunità Economica Europea(CEE).

 

In questo senso bisogna associare ai piani di conquista nazisti i piani imperialisti di chi sosteneva le dittature economicamente e ne traeva vantaggio e osservare una continuità nelle politiche dell’Unione europea.

 

E’ bene ricordare a questo proposito che l’ascesa del nazismo in Germania e l’antisemitismo erano funzionali ad una strategia della borghesia capitalista angloamericana e tedesca.

 

E’ noto che il libro “L’ebreo internazionale” di Henry Ford fu ampiamente diffuso in Germania durante il nazismo e fu fonte di ispirazione per Hitler.

 

Il presidente George Washington ad esempio dichiarava “Essi [gli ebrei] lavorano più efficacemente contro di noi delle armate nemiche. Essi sono cento volte più pericolosi per le nostre libertà e per la grande causa in cui siamo impegnati … Ciò di cui dobbiamo biasimarci più di tutto è che ogni stato, già da tempo, non li ha messi alle strette in quanto flagelli della società e più grandi nemici che abbiamo per la felicità dell’America”.

 

Peter Calvocoressi, Procuratore a Norimberga, affermò: “Gli industriali erano il motore dello Stato tedesco. Il vero asse portante della Germania non erano le forze armate, o almeno non solo loro, bensì la potenza industriale e finanziaria. Senza di essa non ci sarebbe stato nessun esercito”.

 

Il piano di conquista dei nazisti fu funzionale alle strategie della borghesia capitalista internazionale in un’ottica neoliberale e anticomunista. I Krupp, i Siemens, i Thyssen, il complesso industriale tedesco: Vereinigte Stahlwerke, I.G. Farben, General Electric, Standard Oil, International Telephone and Telegraph, appoggiati dai capitalisti angloamericani sostennero e armarono il nazismo per i loro scopi.

 

“La Ford , anche dopo l’entrata in guerra degli Usa, continuò a produrre materiale bellico, che sarebbe stato utilizzato contro gli americani. Gli americani, durante la guerra, non bombardarono mai le fabbriche americane in Germania. Le industrie Ford si valsero ampiamente di manodopera coatta dei prigionieri nei lager. Uno dei tanti lavoratori forzati, Johannes Van Weeszenberg, raccontò: “Noi dicevamo ‘è tutta una barzelletta’, qui si producono gli autocarri con cui vengono colpiti gli americani, proprio così, eppure non ci bombardano mai. Del resto, si capisce, gli americani non sono mica tanto scemi da distruggere le loro stesse fabbriche”. L’Ibm offrì a Hitler assistenza tecnica per i lavori forzati e per i programmi di sterminio. Grazie alle tabulatrici di Hollerith, che erano le antenate dei calcolatori, venne immagazzinata una quantità enorme di dati. Un lavoratore anonimo scrisse in una lettera: “L’Ibm è un mostro internazionale…come i nazisti”. Il giornalista investigativo Edwin Black, nel libro L’Ibm e l’olocausto, documenta la stretta collaborazione fra la grande Corporation americana e la Germania di Hitler. Black riesce a provare che l’allora presidente dell’International Business Machines, Thomas Watson, collaborò col governo nazista fin dall’inizio. Egli aiutò i nazisti nell’opera di classificazione degli ebrei per finalità razziste. La filiale tedesca dell’Ibm prese il nome tedesco di Dehomag (Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft), per poter operare anche durante la guerra. Watson, nel 1933, fornirà la tecnologia necessaria per il primo censimento del nazismo, a cui ne seguiranno altri più perfezionati, anche negli anni di guerra. […]. Prescott Bush, nonno di George Bush junior, installò una fabbrica a Oswiecim (vicino ai campi di Auschwitz), dove lavorarono, ridotti in schiavitù, i prigionieri di Auschwitz. Prescott fece grandi affari col regime nazista. Anche dopo l’entrata in guerra degli Usa, nonostante fosse illegale […] Nel 1922, il magnate delle ferrovie Averell W. Harriman incontrò a Berlino la famiglia dei banchieri tedeschi Thyssen, per proporre la fondazione di una banca germano-statunitense. L’idea si concretizzò nel 1924, con la nascita della Union Banking Corporation (Ubc). La presidenza venne assunta da George Herbert Walker, suocero di Prescott Bush. La Ubc riceveva dai Paesi Bassi i soldi ricavati dalle attività a sostegno del potere nazista e dalla guerra, e li rinviava alla Brown Brothers Harriman. Il capitale nazista arrivava quindi negli Usa tramite l’Olanda. Prescott Bush, nel 1926, fu presidente e azionista della Ubc, ed era socio della Brown Brothers Harriman, che ebbero entrambe un ruolo importante nel finanziare l’ascesa di Hitler. Thyssen, nel 1931, era diventato uno degli uomini più potenti del nazismo. Nel 1926 il finanziere americano Clarence Dillon, uno degli uomini più importanti di Wall Street, si associò con Fritz Thyssen, dando vita a un consorzio nel settore dell’industria dell’acciaio, la German Steel Trust. Il consorzio si sviluppò a tal punto da diventare una fonte di ricchezza necessaria allo sviluppo della Germania nazista. Il gruppo Thyssen (Thyssen-Bornemisza Group, Tbg) è a tutt’oggi il maggiore conglomerato industriale della Germania, è talmente ricco che ha assorbito molte altre società, ad esempio quella della famiglia Krupp. Oggi sappiamo come i Thyssen abbiano potuto diventare così ricchi.  Prescott fu molto vicino al banchiere Fritz Thyssen e al magnate dell’acciaio Clarence Dillon. Spiega l’economista americano Victor Thorn: “ La Ubc divenne la via segreta per la protezione del capitale nazista che usciva dalla Germania verso gli USA, passando per i Paesi Bassi. Quando i nazisti avevano bisogno di rinnovare le loro provviste, la Brown Brothers Harriman rimandava i loro fondi direttamente in Germania… Una parte importante dei fondamenti finanziari della famiglia Bush fu costituita tramite il loro aiuto ad Adolf Hitler. L’attuale presidente degli Stati Uniti, così come suo padre (ex-direttore della Cia…), raggiunse il vertice della gerarchia politica statunitense poiché suo nonno, suo padre e la sua famiglia politica aiutarono e incoraggiarono i nazisti”

(DITTATURE: la storia occulta di Antonella Randazzo)

Si possono rintracciare cosi gli stessi attori e gli stessi interessi tra la dittatura Nazista e quella dell’UE.

Per avere una visione ancora più ampia, bisogna ricollocare il processo di unificazione europea nell’ambito di un mutamento dei rapporti di forza globali e la relativa creazione di istituzioni sovranazionali a guida USA.

Nella conferenza di Bretton Woods del 1944, furono istituiti: la Banca Mondiale e il FMI (Fondo monetario internazionale) giustificato come strumento per la ricostruzione europea post seconda guerra mondiale.

Nel 1945 si costituisce l’ONU con le sue varie agenzie tra cui l’UNHCR.

Nel 1948 nasce la NATO: per garantire la difesa militare degli stati membri e dello stesso anno è la Dichiarazione universale dei diritti umani, ratificata a Parigi in un assemblea di 58 stati (8 si astenerono dal voto).

Il concetto di Diritti umani sarà fondamentale per sostenere tutto lo sviluppo del capitalismo neoliberista e la riduzione dell’uomo e della donna ad una condizione individualista, a-storica e a-politica.

Il mercato diviene l’ordinatore dei rapporti economici, politici e sociali. Il potere diviene: il poter consumare.

Nel 1776 Thomas Jefferson dichiarava “tutti gli uomini sono stati creati eguali” mentre faceva lavorare schiavi africani nelle sue piantagioni in Virginia, oggi è possibile affermare tutti i principi scritti nella Dichiarazione universale dei diritti umani mentre la maggior parte della popolazione mondiale muore di fame e di sete e i beni e i servizi sono proprietà di una minoranza.

“In totale, il 92% della popolazione adulta mondiale ha il 15,5% della ricchezza del mondo. L’8% della popolazione adulta mondiale ha l’84,5% della ricchezza del mondo.”

 

(Credit Suisse – Global Wealth Databook   2015 di Anthony Shorrocks e Jim Davies)

“62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone e dal 2010 al 2015 le loro ricchezze sono cresciute del 44 per cento. […] Nel 2014 c’erano 1.645 persone nella lista dei miliardari di Forbes. Questo gruppo è ben lontano dall’essere rappresentativo a livello globale. Quasi il 30% (492 persone) sono cittadini statunitensi. Oltre un terzo dei miliardari era già ricco in partenza, con il 34% che ha ereditato parte o la totalità dei loro averi. Questo gruppo è soprattutto di genere maschile e di età avanzata: l’85%7 ha superato i 50 anni ed il 90% è maschio”

( Oxfam – Paper Davos 2015)

A chi si riferiva in concreto Jefferson quando parlava dell’uomo? Un uomo adulto, maschio e di pelle bianca.

Chi è l’uomo a cui si fa riferimento in concreto nella Dichiarazione universale dei diritti umani? Non è forse un uomo adulto, maschio e di pelle bianca?

Ovviamente non tutti gli uomini maschi, di pelle bianca e adulti sono ricchi borghesi ma è giusto sottolineare che l’avanzamento del capitale nella sua forma più completa e essenziale: lo sfruttamento coloniale, è stato possibile anche grazie al proletariato di “pelle bianca” che nonostante la sua condizione di sfruttamento ha tratto dei vantaggi dal maxi-sfruttamento delle colonie e dagli sfruttati di “pelle nera” come faceva notare Hosea Jaffe riprendendo alcune affermazioni di Marx:

“Nel marzo del 1870 Marx, nella “Comunicazione confidenziale” al Consiglio Generale della Prima Internazionale, spiegava che “il comune operaio inglese odia quello irlandese in cui vede un concorrente che comprime i salari e il livello di vita” (cioè l’operaio inglese è corrotto materialmente dal colonialismo, tesi che sarà sviluppata da Lenin). Ma la corruzione è anche ideologica: “Nei suoi confronti prova delle antipatie nazionali e religiose. Egli lo guarda quasi con gli stessi occhi con cui il bianco povero degli Stati meridionali del Nordamerica guardava gli schiavi neri” (ibid.; abbiamo dunque il razzismo). “Il popolo che soggioga un altro popolo appronta le sue proprie catene” (ibid., p. 15). Circa una settimana dopo, Marx ripeté: “Il suo atteggiamento è molto simile a quello dei bianchi poveri nei confronti dei negri nei vecchi stati schiavistici degli Stati Uniti” (Marx a S. Meyer Hae A. Vogt, Londra, 9 aprile 1870). E continuava: “Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, malgrado la sua organizzazione” (ibid.). Questo antagonismo faceva parte dell’antagonismo generale metropoli-colonia all’interno della classe operaia mondiale. Adesso, 100 anni più tardi, questa posizione di Marx è sconosciuta o totalmente ignorata da tutte le Internazionali ufficiali, senza eccezione. E questo fatto è esso stesso un prodotto di quella corruzione che indusse Marx ad esprimarla.”

(Hosea Jaffe, “Marx e il colonialismo”, Jaca Book)

Il 30 ottobre del 1947 a Ginevra 27 paesi firmano il GATT (Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio) che attraverso diversi accordi nel tempo, chiamati “round”, porterà alla liberalizzazione del commercio mondiale.

Proprio nel 1986 parte l’ultimo è più importante “round” del GATT, l’Uruguay Round, che avrà la durata di sette anni e mezzo, coinvolgerà 123 paesi e terminerà nel 1994 con la creazione del WTO (organizzazione mondiale del commercio).

Con l’accordo di Schengen, tra Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi, membri dell’allora CEE, si gettano le basi per definire una delle quattro libertà necessarie, affinché si instauri il mercato unico europeo. Oltre alla circolazione di beni, servizi, capitali e infatti indispensabile la libera circolazione delle persone, ovvero dei lavoratori.

 

Gli Obbiettivi ufficiali della costituzione dell’area Schengen sono:

 

–          Viaggiare liberamente senza controllo dei passaporti alle frontiere (interne) e un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dello spazio Schengen;

–          Collaborazione delle forze di polizia e possibilità di intervenire in alcuni casi anche oltre i propri confini;

–          Coordinamento degli stati nella lotta alla criminalità organizzata di rilevanza internazionale (per esempio mafia, traffico d’armi, droga, immigrazione clandestina, terrorismo);

–          Integrazione delle banche dati delle forze di polizia

(il Sistema di informazione Schengen, detto anche SIS).

 

 

Il “Mercato unico europeo” è uno dei tasselli che andrà a comporre il progetto di un “Mercato unico globale”, voluto dalle corporazioni, dalle multinazionali, dalle banche private e dai gruppi finanziari.

 

In definitiva l’accordo di Schengen è uno dei passaggi necessari affinché il capitale internazionale si unisca e si concentri in poche mani e la classe dei lavoratori si disgreghi e si “atomizzi” divenendo mobile nel caso dei lavoratori “interni” e “migrante” nel caso dei lavoratori “esterni”.

 

Temporalmente e forse anche necessariamente, l’Accordo di Schengen anticipa l’Atto unico europeo (AUE), firmato il 17 febbraio 1986 dalla maggioranza dei rappresentanti degli stati membri e il 28 febbraio 1986 dall’Italia e dalla Danimarca.

 

L’AUE entrò in vigore il 28 febbraio 1987 e costituisce la prima modifica sostanziale al Trattato di Roma che istituiva la CEE.

 

L’articolo 8° dell’Atto Unico Europeo ne chiarisce la finalità: Instaurare entro il 31 dicembre 1992 il mercato interno che viene definito “spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali secondo le disposizioni del presente trattato”.

 

Il trattato modificava tutte quelle norme presenti nella struttura della CEE, che frenavano il cammino verso il mercato interno. L’AUE dava maggiori poteri e ampliava l’ambito decisionale del Consiglio Europeo che per la prima volta veniva riconosciuto giuridicamente.  Il sistema di voto all’interno del Consiglio Europeo passava dal voto all’unanimità al voto a maggioranza qualificata (Con il passaggio al voto di maggioranza si riducono le possibilità per i singoli Stati membri di difendere alcune prerogative in settori nevralgici, era stata proprio questa esigenza a far optare per il criterio dell’unanimità.). Si istituiva il primo grado di giurisdizione per l’attività della Corte di giustizia e si intensificava la cooperazione in politica estera, prevedendo 4 riunioni l’anno per coordinarne le azioni, ed una più stretta collaborazione tra paesi europei e Nato.

 

 

“L’approvazione dell’Atto unico europeo del 1986, nel prevedere la realizzazione del mercato interno al primo gennaio 1993, sottolineava ulteriormente l’importanza per gli Stati membri della Comunità della libera circolazione delle persone e dava, di conseguenza, nuovo impulso alle prospettive dell’impegno posto in essere a Schengen per realizzare “un’area comune senza frontiere interne”, attraverso un sistema integrato che prevedesse un’effettiva convergenza delle legislazioni e delle prassi amministrative nazionali, allo scopo di poter effettivamente trasferire alle frontiere sterne dell’area comune tutti i controlli in precedenza effettuati alle frontiere dei singoli Stati firmatari dell’accordo. […] Al momento della firma dell’Accordo di Schengen e, successivamente, all’atto della sottoscrizione della relativa Convenzione di applicazione, L’Italia è stato l’unico dei sei Paesi che avevano dato vita alla Comunità europea a restare fuori da tali rilevanti negoziati. Soltanto nel luglio del 1987 l’Italia ha presentato una formale richiesta di adesione all’accordo di Schengen, che è stata accolta favorevolmente, ma a due condizioni fondamentali: la completa accettazione da parte dell’Italia di quanto già concordato dai Cinque e la garanzia che l’inserimento dell’Italia nell’accordo non avrebbe provocato alcun rallentamento nelle procedure”

(L’Unione Europea – Gian Piero Orsello)

 

L’Italia era stata in precedenza un paese di emigrazione, si calcola che in poco più di un secolo, dalla seconda metà del’800 alla seconda metà del 900, sono stati 26 milioni gli italiani emigrati, dagli anni settanta del 900 la situazione si ribalta e in Italia cominciano ad arrivare lavoratori stranieri.

 

“[…] da un lato le informazioni esistenti si sovrappongono, dall’altro non consentono l’individuazione di un’importante componente della compagine migratoria, quella clandestina, costituita da individui che, pur non avendo i requisiti richiesti dalla legge, dimorano sul territorio italiano. Tralasciando i clandestini, sulla cui consistenza sono state tentate numerose stime, spesso tra loro discordanti, l’analisi delle fonti elencate mostra come l’immigrazione straniera in Italia sia stata particolarmente consistente a partire dal 1980: in soli dieci anni fu più che raddoppiata la consistenza numerica tanto dei soggiornanti (divenuti circa 600-700.000) quanto dei residenti (400-450.000). […] La composizione etnica della corrente migratoria vide aumentare, a scapito degli immigrati tradizionali nel nostro paese (europei e latinoamericani) e in maniera sempre più consistente col passare del tempo, gli stranieri provenienti dai paesi del terzo mondo e detti comunemente “extracomunitari” in quanto non appartenenti alla Cee”

 

(G. Cocchi, a c. di, Stranieri in Italia: caratteri e tendenze dell’immigrazione dai paesi extracomunitari, Istituto di studi e ricerche Carlo Cattaneo, Bologna 1990.)

 

L’Italia fino al 1986 non si era dotata di una legge sull’immigrazione, le decisioni in questo ambito, venivano lasciate alla discrezione degli enti locali e delle associazioni, “le uniche norme in vigore erano quelle del Codice di Pubblica Sicurezza del 1935, che si limitava ad assoggettare lo straniero a una serie di controlli discrezionali da parte delle autorità di polizia.”

 

(Ministero interni – 1’ Rapporto sugli immigrati in Italia)

 

La legge n. 943 del 30/12/86 è la prima legge italiana che si occupa d’immigrazione anche se in maniera parziale ed è necessaria all’Italia per entrare a far parte dell’Area Schengen e del mercato interno.

“La legge mirava a definire le norme per i lavoratori extracomunitari e le loro famiglie, facendo riferimento unicamente al lavoro subordinato senza nessun accenno al lavoro autonomo. Si precisano inoltre le condizioni per l’espulsione e le sanzioni per i datori di lavoro che non denunciano l’assunzione di lavoratori extracomunitari.”

(Altrodiritto – http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/minori/cimmino/cap2.htm)

“[…] coerentemente alla convenzione OIL n. 143 del 1975 ratificata dall’Italia nel 1981, definisce il «lavoratore extracomunitario legalmente residente sul territorio» come soggetto di diritti, a cui deve essere assicurato il pieno accesso alla sanità, ai servizi sociali, alla scuola e alla casa, nonché la protezione della cultura e della lingua di origine (art. 1). […] una rilevanza centrale assume il diritto al ricongiungimento famigliare, previsto dall’articolo 4 per il coniuge, i figli minori e i genitori a carico. Per questi ultimi però, non era prevista alcuna possibilità di accesso al lavoro, mentre nel caso di coniuge e figli si fissava un tempo di attesa di un anno. […] La legge n. 943/1986, infatti, delega ad una serie di decreti del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, di intesa con i Ministri per gli affari esteri e dell’interno, il compito di fissare le direttive di carattere generale in materia di impiego e mobilità professionale dei lavoratori extracomunitari (art. 5), previa consultazione con la commissione centrale per l’impiego e con la Consulta istituita all’art. 2. In particolare, i decreti avrebbero dovuto stabilire le modalità specifiche di presentazione e raccolta delle domande di lavoro provenienti da stranieri extracomunitari residenti in Italia e all’estero, anche attraverso l’istituzione di apposite liste di collocamento e relative graduatorie. Era previsto anche un censimento mensile delle offerte di lavoro risultate inevase presso le commissioni regionali per l’impiego, ovvero per le quali sia stata accertata l’indisponibilità di lavoratori italiani e comunitari. Per quanto riguarda il lavoro stagionale, invece, le commissioni regionali per l’impiego erano chiamate a collaborare con datori di lavoro e organizzazioni sindacali al fine di raccogliere e mettere a punto le previsioni sul fabbisogno annuo di lavoratori stranieri. […] L’ingresso per lavoro si basava sostanzialmente sul meccanismo della chiamata numerica o, nel caso del lavoro domestico, nominativa dall’estero, e non era prevista alcuna possibilità di incontro in loco tra domanda e offerta di lavoro. Di fatto, il risultato più tangibile di queste leggi è stata la regolarizzazione di oltre 300.000 stranieri irregolari, 105.000 nel 1986 e 222.000 nel 1990 (Carfagna 2002, 56), dato che quest’ultima sanatoria era aperta anche ai lavoratori autonomi.

(Ministero interni – 1’ Rapporto sugli immigrati in Italia)

L’accordo di Schengen, come abbiamo visto, getta le basi per il Mercato interno, per la creazione dei confini esterni europei,  per la gestione militare dei confini esterni europei, per la selezione e la criminalizzazione dei lavoratori “extracomunitari”, per l’uso strumentale delle questioni migratorie in chiave umanitaria, per la competizione tra lavoratori “interni” e lavoratori “esterni” e segna una tappa fondamentale nella trasformazione di Lampedusa in quintessenza della frontiera europea e avamposto militare della NATO (a guida USA) per le strategie di conquista imperialiste.

 

 

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Lettera aperta agli organizzatori del primo maggio di Taranto.

Il 1 maggio a Taranto, la Nicolini e le “nostre” contraddizioni.

Mi chiamo Giacomo Sferlazzo sono un’attivista politico e un musicista di Lampedusa, faccio parte del collettivo Askavusa e vi scrivo pubblicamente per fare delle mie considerazioni uno spunto di riflessione politica.

Ritengo il vostro percorso, non solo meritevole di attenzione, ma anche parte di un percorso comune che parte dalla Val di Susa e arriva a Niscemi e alla lotta contro il MUOS e la militarizzazione. Per questo la critica che vi rivolgo non è rivolta a voi ma ad un “noi” che è in costruzione e che spesso viene risucchiato dal già costituito, dal capitale nelle sue forme più avanzate. E’ possibile anche che invece io abbia sbagliato valutazione nei vostri confronti e pretenda da una manifestazione musicale quello che non è possibile trovarvi di questi tempi.

Quando è nato il primo maggio di Taranto molti musicisti che vivono la musica come strumento politico hanno esultato. Nasceva una manifestazione musicale radicata nella lotta sociale e nel territorio che a differenza del 1 maggio dei sindacati di Roma usciva fuori da alcune logiche.

Nella piazza di San Giovanni a Roma da un lato si parla di lavoro e lavoratori e dall’altro gli stessi soggetti organizzatori distruggono le conquiste ottenute con decenni di lotte chinandosi ad ogni volontà dei banchieri, delle multinazionali e del mondo della finanza e dei loro burattini che si sono susseguiti al governo.

Il processo di produzione del capitale e la sua concentrazione nella mani di pochi sta inghiottendo tutto con facilità e prepotenza passando da quelle forme di rappresentazione e spettacolo in grado di orientare le masse.

Debord e Pasolini avevano previsto e descritto in maniera lucida l’evoluzione della società dei consumi e l’oggettivazione del capitale nello spettacolo. Il capitale che riesce a capovolgere la realtà e far apparire desiderabile ciò che è disgustoso.

Quest’anno vi avevo scritto proponendovi di parlare dell’uso di Lampedusa come piattaforma militare e palcoscenico mediatico dove si inscena lo “spettacolo del confine”. Dell’uso strumentale di tragedie e emergenze spesso create per nascondere o giustificare scelte militari.

E’ notizia fresca che in parlamento il Ministero della Difesa e la Marina Militare hanno dato dati falsi su una nave militare che doveva servire per salvare i migranti in mare e che invece si è rivelata una portaerei per gli F35.

Cosi come i droni (che per l’opinione pubblica serviranno a salvare vite umane in mare) sono stati armati con il sistema d’arma detenuto dagli USA.

Eurosur che è un’agenzia controllata da Frontex (agenzia per il controllo delle frontiere esterne europee) è stata votata dalle istituzioni europee il 10 ottobre del 2013 ad una settimana dalla strage del 3 ottobre a Lampedusa. In tutte le dichiarazioni di chi ha ratificato la costituzione di Eurosur si nomina la strage del 3 ottobre 2013 come giustificazione di questa nuova agenzia. Bene questa agenzia si occupa di sorvegliare i confini esterni europei con l’uso di satelliti e di droni ed ha avuto enormi finanziamenti da parte dell’UE per la gioia di chi produce questi sistemi di controllo e per chi pianifica strategie militari/umanitarie.

Vi avevo proposto di suonare e parlare all’interno della vostra manifestazione per dire che a Lampedusa ci sono 2 caserme dell’AM, due caserme della Guardia Costiera, una caserma dei Carabinieri, l’ex Base Loran, un’area della Marina Militare, Frontex, tre “braccia” del porto che sono zone militari inaccessibili, l’aeroporto che viene usato per operazioni militari e abbiamo ben sette radar oltre ad antenne di vario tipo che servono alla guerra elettronica e allo spionaggio. Volevo dire che a Lampedusa la maggior parte delle persone muore di tumore.

Volevo parlare di come l’imperialismo ha usato e continua ad usare l’isola e la questione delle migrazioni per depredare l’Africa da cui poi sono costrette a partire migliaia di persone.

Per dire che l’immigrazione è l’effetto delle politiche secolari occidentali di colonizzazione, espropriazione e sfruttamento e non una “cosa naturale”. Che anche il sud Italia si può inserire in questo contesto come parte colonizzata dalle potenze imperialiste.

Mi avete risposto che non era possibile.

Oggi scopro che invitate la Nicolini, cioè una delle artefici della rappresentazione e mistificazione del reale su Lampedusa e le migrazioni.

Un sindaco che ha dichiarato che la presenza dei militari a Lampedusa la fa sentire sicura, un sindaco che non prende la parte dei lavoratori e che ha lasciato la gestione dei servizi (acqua, rifiuti, energia elettrica) nelle mani di ditte che sfruttano i lavoratori, i lampedusani e il territorio di Lampedusa, ditte che sono agganciate con il potere regionale e nazionale, proprio come le Coop e le associazioni che gestiscono l’”affare dell’accoglienza”.

Un sindaco che ha permesso che a Lampedusa si istituisse il primo Hot Spot d’Europa, che riceve Renzi, Schultz, Boldrini e compagnia bella, non come coloro che eseguono gli ordini del capitalismo finanziario che ha portato a mettere nelle mani di pochi la ricchezza globale (62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone e dal 2010 al 2015 le loro ricchezze sono cresciute del 44 per cento) ma come colleghi con cui contrattare e da cui ottenere delle cose.

Un sindaco che vede nell’UE un’opportunità e non un cappio al collo, che tratta i lavoratori in sciopero come criminali e non come compagni di lotta.

Un sindaco che viene pompato dagli apparati mediatici di regimi Repubblica, Fazio e compagnia bella.

Cosa dirà al mondo il sindaco di Lampedusa dal vostro palco? Magari che l’UE deve cambiare politiche sull’immigrazione?

Che l’Europa deve divenire più umana? Che tutti hanno il diritto di cercare una vita migliore?

Sono questi i termini in cui volete ridurre il dibattito sulle migrazioni?

Vogliamo ridurre la questione delle migrazioni ad un problema umanitario o dargli una dimensione storica ed economica?

Oppure dirà che i partiti fascisti stanno prendendo potere e bisogna stare attenti.

Ma non sono forse le politiche dell’UE ad avere dato ai partiti fascisti l’opportunità di crescere? L’UE non ha finanziato i nazisti in Ucraina? Non ha dato finanziamenti alla Turchia?

Cosa ci potrà mai dire la Nicolini  e quante volte citerà il Papa questa volta ?

Qualcuno dirà “stiamo a sentire”. Io no grazie ho già dato.

A chi è utile il discorso della Nicolini?

Se venite a Lampedusa a parlare con i lampedusani (che attenzione non sono quelli dipinti in Fuocoammare) la maggior parte vi dirà che il discorso della Nicolini non è utile ai lampedusani.

E’ utile ai “migranti”?

Forse al concetto astratto di migranti, si, ma a quelli che prima scappano da una guerra (magari fatta proprio da USA e UE) che poi vengono costretti a viaggiare in modo pericoloso, recuperati in mare dai militari eroi, rinchiusi nei centri e poi lasciati nelle campagne senza documenti a lavorare in nero, a questi mi sa che il discorso della Nicolini non è utile.

Allora a chi è utile? Forse all’UE? Forse alla Pinotti quando deve dire che le navi da guerra servono a salvare vite umane?

 

La creazione e la gestione delle migrazioni, come la conosciamo dai primi anni novanta, si plasma con le politiche europee volte alla creazione di un mercato unico. Il fine ultimo del mercato unico è di concentrare il capitale in pochi soggetti e disgregare i lavoratori facendoli divenire “mobili” (quelli all’interno dello spazio europeo) e “migranti” quelli al di fuori dello spazio europeo.

Lavoratori che hanno perso progressivamente non solo i loro diritti ma anche la loro dimensione storica e politica.

E’ con gli accordi di Schengen e la prima legge organica sull’immigrazione in Italia (legge Martelli) che si creano le condizioni giuridiche e politiche che porteranno alla situazione attuale a Lampedusa e nel Mediterraneo.

E l’UE non è affatto una fortezza, l’UE ha creato un filtro alle proprie frontiere esterne, un filtro che usa per far entrare o escludere masse di lavoratori “illegali” e sfruttabili.

E’ l’UE che impone la sorveglianza armata dei confini, la selezione dei lavoratori (che servono perche la crescita demografica in Europa è bassissima), i centri di detenzione per migranti, la criminalizzazione dell’immigrato o la sua riduzione a corpo biologico che ha bisogno solo di cure mediche, cibo e acqua.

Lampedusa è il luogo di sperimentazione di tutto questo. Un’isola che voleva vivere di pesca e turismo e che si sta trasformando in una grande prigione e caserma. Un’isola in cui gli abitanti non sono diversi dagli altri come si vuol far credere, in cui ci sono i razzisti, ci sono i solidali, ci sono quelli che hanno capito come riuscire a farci dei soldi sullo stato attuale delle cose, ci sono quelli che cercano di capire e quelli a cui l’unica cosa che interessa è fare la promozione turistica dell’isola.

Ma invece i lampedusani servono tutti buoni, bravi e accoglienti.

Non è cosi, qui abbiamo avuto episodi di razzismo gravissimi, una vicesindaco della Lega Nord e sassaiole contro i migranti. Cosi come abbiamo avuto persone che si sono prodigate per aiutare in momenti di bisogno (queste persone raramente le vedrete in tv o sui giornali).

Un’isola meravigliosa devastata da un processo di colonizzazione interna (il primo atto del governo di unità nazionale fu costruire i cameroni: luoghi di reclusione per i confinati politici) che come tutti i processi coloniali ha bisogno di una classe dirigente locale che gestisca il processo dall’interno.

La Nicolini sta svolgendo questo ruolo.

Che dire compagni e compagne.

Buon primo maggio e buona musica.

 

 

 

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Pre-ascolto: Giostre per Giovani Vecchi il nuovo album di Giacomo Sferlazzo.

Esce venerdì 22 aprile “Giostre per Giovani Vecchi”, il nuovo album di Giacomo Sferlazzo.
Da oggi in anteprima sul canale Youtube di Audioglobe.

Buon ascolto https://goo.gl/uYrAia

Copertina album (JPG) Giostre per Giovani Vecchi

Giostre per Giovani Vecchi è il quarto album di Giacomo Sferlazzo.

Disponibile dal 22/04/2016.
per info ifiglidiabel@gmail.com

Nove brani inediti con testi e musiche di Giacomo Sferlazzo che, oltre ad aver cantato, ha suonato la chitarra, il marranzano e lo xilofono. I musicisti che hanno suonato con lui e che hanno curato anche gli arrangiamenti sono Samuele Venturin (fisarmonica, chitarra elettrica, violino, tromba), Piero Spitilli (contrabbasso, basso elettrico) e Jacopo Andreini (batteria, oggetti, mandola, mandolino, sax contralto e baritono) , quest’ultimo ha anche curato le registrazioni ed il mixaggio. Inoltre, Ruben Caliandro ha suonato la tromba in ‘Ciò che divide non son le divise’ e ‘Che smania di vivere ho’.

L’album è stato registrato in presa diretta presso la casa/laboratorio occupata “Il Melograno” con alcune sovra incisioni fatte nello studio di Samuele Venturin a Ristonchi (Pelago).

Per il brano che apre l’album “Crisi di Mercato” l’artista Emilia Badalà ha realizzato la parte sonora con la sua performance “Grammofon”: dischi di vetro su cui sono incisi disegni e parole legate a paesaggi o ad eventi particolari, sono fatti suonare su dei grammofoni, la puntina del grammofono scorre sui solchi grafici impressi nel vetro in modo tale che la risultante sonora sia un suono a diversi ritmi che cambia a seconda del disegno dei solchi.

Per Crisi di Mercato è stato inciso un disco di vetro con alcune frasi del brano. La performance si è svolta nell’ex manicomio di Volterra.

Per il brano ‘Il poeta Benedeto’, Giacomo Sferlazzo, ha usato l’opera Der Arbeitstag (La giornata di lavoro) dell’artista Leander Schwazer. L’opera è parte della trascrizione de “Il Capitale” di Karl Marx per Hollerith Punching Cards. Col semplice utilizzo di un carillon il testo è trasformato in suono. Una composizione dadaista ha così fatto incontrare Karl Marx, Holleith e un carillon. Il testo completo del primo volume del libro di Karl Marx fa parte della collezione del Museo di Bolzano, dove una versione modificata e comandata da un motore la cui velocità dipende dal flusso del capitale, è in mostra a partire da marzo 2015.

La grafica e i disegni del disco sono stati eseguiti dalla giovane illustratrice e storica dell’arte Caterina De Nisco. Maxine Cambal ha realizzato l’immagine del cavalluccio colorato, il mastering è stato realizzato da Alessandro Maffei, le foto sono di Veronica Citi che ha anche realizzato insieme a Giacomo Sferlazzo un breve documentario sulla realizzazione dell’album.

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Recensione di Franco Lys Dimauro

Articolo di Francesco Raiola – Fan Page Musica.

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GIOSTRE PER GIOVANI VECCHI – Recensione di Franco “Lys” Dimauro.

GIOSTRE PER GIOVANI VECCHI 
Recensione di Franco “Lys” Dimauro.
Copertina album (JPG) Giostre per Giovani Vecchi
 
Di Giacomo Sferlazzo mi piacciono tante cose.
Il suo attivismo che è di frontiera perché nella frontiera nasce e di frontiera si nutre.
La sua ostinazione Brechtiana a volersi sedere dalla parte del torto, anche quando dovesse liberarsi qualche poltrona buona, di quelle comode che non sciupano la riga dei pantaloni.
La capacità di lanciare il sasso senza nascondere la mano.
Il modo sgraziato di porgere le sue canzoni, così come gli sono venute. Seduto su uno sgabello, spettinato, con addosso ancora la giacca da camera o la camicia stropicciata della sera prima. Perché non c’è stato tempo e modo di togliersela, figurarsi di stirarla.
Racconta storie, Giacomo Sferlazzo. Dipinge caricature. Legge fumetti. Scrive poesie come il protagonista di una delle sue nuove canzoni. Campando sui tetti senza lavorare e cacando librerie.
Improvvisa sketch che sono ritratti di vita ordinaria, con mente lucida e voce da ubriacone. Mentre si accompagna a una chitarra, a un organetto, all’imbuto cavo di una tromba, al baccano di qualche percussione e i rumori di quella vita gli passano accanto e attraversano lui e le sue canzoni. Declamate con la grinta sgarbata di un griot, di un banniatore, di un Gaber.
E l’occhio vigile e comico di un Nanni Loy pronto a mettere uno specchio per i nostri difetti, la nostra miserrima dedizione all’abitudine e al conformismo, la nostra ostinazione ad illuderci corpi inviolabili ed anime vive che galleggiano in un mare di morte. Seduti sulle giostre come cavalieri impavidi, offrendo per metà corsa le spalle e per l’altra il viso a Mangiafuoco, credendo di sfuggirgli. Ridendo.
 
Franco “Lys” Dimauro

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